
di Antonio Scuglia
Pisa, 20 settembre 2026. E’ già successo a Pisa, a giudicare dalle segnalazioni dei lettori, e avviene di continuo ovunque. Purtroppo non tutti sanno che un abile montaggio audio può trasformare un semplice “sì” , pronunciato due o tre volte al telefono come risposta a domande apparentemente innocenti, nell’accettazione di un contratto per una nuova utenza o per un acquisto di beni molto costosi.
In pratica, vi chiedono se siete il signor Tal dei Tali, se abitate in una certa via e se siete ad esempio proprietari di un’auto, dopo di che quei “sì” vengono montati in una registrazione fasulla nella quale le domande diventano “Vuole aderire all’offerta X?”, “Conferma l’adesione al contratto?” e simili.
Può essere questa l’origine di una telefonata apparentemente istituzionale, con una serie di domande formulate in modo da ottenere come risposta un semplice «sì». È il copione di un nuovo tentativo di truffa telefonica segnalato a Vittoria, in Sicilia, raccontato nei dettagli sul giornale online ragusah24.it (ecco il link: https://www.ragusah24.it/2026/09/14/finti-dipendenti-comunali-e-poliziotti-nuova-truffa-telefonica/ ) da Nadia D’Amato.
La “candidata vittima” (la truffa è stata fortunatamente sventata) è stata chiamata da un presunto dipendente comunale, secondo il quale i suoi documenti sarebbero stati utilizzati per acquistare un’automobile. Durante la conversazione sarebbero state poste diverse domande, apparentemente innocue, ma formulate in maniera tale da indurre l’interlocutore a rispondere ripetutamente con un «sì».
Forse lì il truffatore ha voluto strafare, perché – come a volte fanno le bande del finto carabiniere o finto poliziotto – il “dipendente comunale” ha prospettato la possibilità di farla richiamare da un operatore di Polizia. Nella telefonata di quest’ultimo sono arrivate altre domande alle quali, ancora una volta, sarebbe stato naturale rispondere affermativamente. A quel punto la potenziale vittima gli ha chiesto di fornire cognome e ufficio di appartenenza, domandando dove avrebbe potuto trovarlo, se alla Questura di Ragusa o al Commissariato locale. La reazione è stata immediata: la telefonata è stata interrotta e non ne sono seguite altre.
Vale la pena ricordare che non bisogna mai fornire dati personali, bancari, codici o altre informazioni riservate a interlocutori la cui identità non sia stata verificata. In caso di telefonate sospette, la scelta più prudente è chiudere la comunicazione e contattare autonomamente l’ente o le forze dell’ordine attraverso i recapiti ufficiali, ovviamente senza utilizzare numeri forniti da chi ha effettuato la chiamata.
Non è chiaro, specifica il giornale siciliano, quale fosse l’obiettivo delle ripetute domande formulate per ottenere risposte affermative. Una delle ipotesi è che la registrazione dei “sì”, insieme ad eventuali dati personali già in possesso degli interlocutori, potesse essere utilizzata nell’ambito di successive operazioni fraudolente, anche legate all’attivazione di contratti o utenze. Un’ipotesi che, nel caso specifico, non è però possibile confermare.