Bancarelle in piazza Manin e rielezione di Bani al Parco

Autore: redazione

Data: 07/08/2026

Pisa, 7 agosto 2026. Enrico Bruni (Pd) scrive sul nuovo assetto di Piazza Manin e sul piano del commercio dell’area di Piazza del Duomo, con alcune riflessioni sulla tutela del sito UNESCO, sulle condizioni dei commercianti e sulle scelte dell’Amministrazione comunale: ecco il suo comunicato.

Le nuove bancarelle del duomo hanno mostrato fin da subito tutti i loro limiti. Alle prime piogge sono emersi problemi evidenti trasformandosi in dei grandi colabrodo, mentre d’estate diventano veri e propri forni. Per rendere praticabili spazi troppo piccoli e inadeguati, gli operatori sono stati costretti a ricorrere a tende e coperture di fortuna che finiscono inevitabilmente per incidere anche sul decoro di un contesto monumentale unico.

Oggi sentiamo giustamente invocare rispetto per chi lavora e trae da quell’attività il proprio reddito. È una richiesta sacrosanta. Ma proprio per questo mi chiedo perché quelle stesse voci non si siano levate con uguale forza quando venivano realizzate strutture evidentemente inadatte a garantire condizioni di lavoro dignitose. Il rispetto per i commercianti dovrebbe partire dal mettere loro a disposizione spazi funzionali, sicuri e all’altezza del luogo in cui operano.

Il problema, tuttavia, è ancora più grave. Il piano del commercio voluto dalla Giunta Conti, dalla prima alla seconda amministrazione, si dimostra incapace di tenere insieme gli interessi della città, dei residenti e degli stessi operatori. Non offre una prospettiva credibile ai commercianti e, allo stesso tempo, ha trasformato l’area adiacente alle mura e al cimitero ebraico, anch’essa sottoposta a vincoli artistici e paesaggistici, in un susseguirsi di bancarelle prive di identità e di qualità urbana.

Oggi si aggiunge anche il raddoppio delle postazioni in Piazza Manin e un nuovo bar. Eppure Piazza Manin non è uno spazio qualsiasi: è l’area buffer, il cuscinetto di protezione del sito UNESCO di Piazza dei Miracoli. Avrebbe meritato un progetto capace di valorizzarla con più verde, più ombra e una maggiore qualità dello spazio pubblico, non un ulteriore incremento delle strutture commerciali.

Questa vicenda delle bancarelle racconta meglio di qualunque altro dossier la totale assenza di una visione del commercio da parte di questa amministrazione.

È una concezione primitiva del commercio, dove vale soltanto la logica del “chi prima arriva meglio alloggia”. Non esiste una regia pubblica capace di organizzare le attività, di differenziare l’offerta commerciale, di valorizzare le produzioni del territorio o di definire criteri merceologici coerenti con uno dei luoghi più importanti d’Italia. Si finisce così per avere decine e decine di bancarelle che vendono sostanzialmente gli stessi prodotti, collocate a pochi metri l’una dall’altra, in una competizione che danneggia prima di tutto gli stessi operatori.

L’obiettivo sembra essere soltanto intercettare il turista nel punto in cui è più probabile che apra il portafoglio, non costruire un sistema commerciale ordinato e di qualità. È la logica dello “spremere il turista”, non di governare il turismo. E infatti questo piano non soddisfa nessuno: non soddisfa i commercianti, costretti a lavorare uno accanto all’altro in un numero sproporzionato di postazioni, e non soddisfa la città, che vede trasformarsi aree di straordinario pregio storico, paesaggistico e monumentale in un mercato permanente.

Ancora più grave è che, in tutti questi anni, l’amministrazione abbia ignorato qualsiasi proposta alternativa. Si poteva ragionare su una distribuzione più equilibrata delle postazioni, valorizzando i principali percorsi turistici e i parcheggi scambiatori, nonché l’area dell’ex Santa Chiara, evitando di concentrare ulteriormente attività commerciali nell’area buffer del sito UNESCO e nelle vie residenziali già pesantemente investite dalla pressione turistica, come via Cardinale Maffi. Non si è voluto farlo.

Alla fine resta una sola certezza. Dal 2018 a oggi questa vicenda è stata gestita interamente dalla destra. Prima con promesse elettorali che era evidente non potessero essere mantenute, poi con continui cambi di rotta e infine con un piano del commercio che non risolve i problemi di nessuno. Dopo otto anni di governo, il risultato è sotto gli occhi di tutti: tanta propaganda, una strategia di città basata sull’accontentare interessi particolari e una città che continua a pagare il prezzo della mancanza di una vera visione.

“Con la riconferma di Bani al Parco Msrm la Regione sceglie la continuità. Restano i nodi critici”

Le associazioni ambientaliste Amici della Terra Versilia, Comitato Difesa Alberi Pisa, Comitato per la Difesa di Coltano
e La Città Ecologica scrivono sulla conferma di Lorenzo Bani alla presidenza del Parco: ecco il loro comunicato.

Lorenzo Bani è stato nuovamente nominato Presidente del Parco MSRM, con una scelta di continuità che non risponde agli auspici di cambiamento negli indirizzi di gestione e nelle politiche di pianificazione del Parco. Buon lavoro, comunque.
Le sue prime dichiarazioni impongono tuttavia delle puntualizzazioni.
La prima è relativa alla sua richiesta, perentoria e reiterata, di una rapida approvazione del Piano integrato del Parco, adesso fermo in Regione.
La bozza del PIP è stata approvata dal Consiglio Direttivo del Parco stesso il 10 luglio 2023, e inviata alla Regione. Ha percorso gli iter obbligati, cominciando dalla revisione dei tecnici della Regione che hanno corretto grossolani errori e incongruità, per poi transitare dalla Giunta Regionale (della quale ha ottenuto il via libera), e arrivare all’esame della Commissione Ambiente; con il fine di approdare alla discussione del Consiglio regionale per l’adozione.
Giova ricordare che tutte queste operazioni sono avvenute nella passata consiliatura, che, come noto, aveva una giunta diversa, una commissione ambiente diversa, un consiglio regionale diverso e, soprattutto, una diversa maggioranza politica.
E’ inevitabile e giusto che i nuovi consiglieri regionali vogliano (debbano) studiare attentamente questo piano e proporre eventuali modifiche, nei tempi che riterranno necessari e con le audizioni e gli approfondimenti necessari. Ci vorrà il tempo che ci vorrà, perché la democrazia è questa, e Bani ne faccia un punto di forza. La democrazia richiede anche che la Commissione ascolti noi, associazioni ambientaliste del territorio, che abbiamo inviato al Presidente della Commissione ed ai commissari un documento con tutte le critiche ambientaliste a quel PIP.
Il Presidente Bani accenna poi alla possibilità di far diventare il nostro parco, che ha la grande estensione di 24mila ettari, un Parco Nazionale.
Noi non siamo contrari a questa proposta. Ma non pensiamo che la carenza di risorse del Parco di MSRM dipenda dal fatto che sia un parco regionale e non nazionale. Essa dipende invece dal fatto che la Regione Toscana introita nel suo bilancio i circa 2 milioni che ogni anno la Presidenza della Repubblica stanzia per la tenuta di San Rossore, ex Presidenziale, invece di trasferirli tutti al Parco stesso, e ciò senza che il suo Presidente li abbia mai reclamati o li reclami con la necessaria decisione.
Se poi il Presidente Bani ritiene che la dimensione del Parco sia importante per accedere alla categoria dei Parchi nazionali, non può non sapere che proprio il suo Piano Integrato, consegnando ai Comuni il potere di pianificazione su tutte le aree contigue, con una scelta politica errata e molto criticata non solo dalle associazioni ambientaliste, decurterebbe di fatto il territorio del parco di circa 9mila ettari! Non si può certo dire che il Presidente abbia una visione omogenea!
Quanto poi ad un PIP a “cemento zero”, ciò è palesemente non vero. La bozza prevedeva addirittura in molte aree “incrementi volumetrici illimitati”, poi contenuti nella maggior parte dei casi al 20% in più, solo a seguito delle osservazioni dei tecnici regionali.
E che dire della mega base dei carabinieri, ben 90 ettari in un’area molto pregiata, la cui localizzazione all’ex-Cisam è stata proposta per primo dallo stesso Bani? La questione resta aperta, come quella delle aree a destinazione militare.
Infine, la tardiva attenzione nei confronti dell’erosione del litorale (il Parco ha circa 30 km di costa da Livorno a Viareggio) potrebbe avere maggiore credibilità se del cambiamento climatico e dei suoi effetti sulla costa e sulla golena si fosse occupato il PIP trasmesso in regione, che invece ignora del tutto il tema e le sue conseguenze (ad esempio nell’area parco del Piano di Recupero ex-Motofides).
Speriamo che come “compensazione” per la sua nomina, come lui stesso dice, Bani abbia ottenuto uno stop al progetto della Darsena Europa o almeno che la sabbia erosa a San Rossore e spiagge limitrofe ed accumulata al molo sud del porto di Viareggio, invece di essere trasferita a nord del porto con un sabbiodotto, sia almeno in parte usata (previa valutazione della loro qualità chimica ed ecotossicologica) per il ripascimento del litorale del Parco che, in particolare nel tratto prospiciente San Rossore, ha raggiunto proporzioni preoccupanti e che è quello che quei sedimenti fornisce.
Per queste, e altre, ragioni, il PIP è da rivedere radicalmente con i tempi che saranno necessari, e non certo da approvare con dannosa urgenza.