Scienza, sapienza & medicina: le novità

Autore: redazione

Data: 08/10/2026

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Sostenibilità ambientale, aperte le iscrizioni alla trentunesima edizione del Master GECA della Scuola Superiore Sant’Anna

Pisa, 8 ottobre 2026. Sono aperte le iscrizioni alla trentunesima edizione del Master di II livello in Gestione e Controllo dell’Ambiente (GECA), il percorso di Alta Formazione più longevo in Italia dedicato alla sostenibilità ambientale. Con un job placement superiore al 90% a un anno dal conseguimento del titolo, il Master forma professioniste e professionisti capaci di accompagnare imprese, istituzioni ed enti pubblici nelle sfide legate alla gestione dell’ambiente e delle risorse. Il programma affronta alcuni dei principali temi della transizione verso modelli di sviluppo sostenibili: economia circolare, decarbonizzazione, biodiversità, misurazione degli impatti socio-ambientali, insieme alle loro implicazioni geopolitiche, economiche e ambientali.

Le domande possono essere presentate fino a lunedì 16 novembre 2026. Maggiori informazioni si trovano sul sito del Master:
https://www.santannapisa.it/it/formazione/master-geca

“La sostenibilità è un modo diverso di concepire lo sviluppo, che si propone di conciliare la competitività economica, la qualità della vita e l’equilibrio ambientale in una prospettiva di lungo periodo che coinvolga le future generazioni. Da più di trent’anni il Master GECA crea le competenze interdisciplinari e sistemiche per affrontare le transizioni proprie della sfida della sostenibilità (climatica, energetica, circolare…), attraverso un percorso di apprendimento innovativo e coinvolgente” dichiara Marco Frey, coordinatore del Centro di Ricerca interdisciplinare sulla Sostenibilità e il Clima della Scuola Sant’Anna e direttore del Master.

A chi è rivolto il Master
Nel corso degli anni, il Master GECA ha formato centinaia di manager della sostenibilità, capaci di affiancare imprese, istituzioni ed enti pubblici nella definizione di strategie per una gestione circolare ed efficiente delle risorse naturali, con competenze specifiche in materia di rifiuti, energia, acqua e capitale naturale. Il percorso è rivolto sia a neolaureati sia a professionisti che desiderano acquisire o aggiornare competenze nella gestione della sostenibilità. Per chi già lavora o dispone di tempo limitato è possibile iscriversi a singoli moduli didattici, senza frequentare l’intero Master.

Il programma didattico
Lezioni frontali, esercitazioni, laboratori su casi aziendali, visite sul campo, project work e stage curricolare caratterizzano un percorso didattico interdisciplinare, che integra competenze di ingegneria, economia, diritto, management e scienze ambientali. Tra gli argomenti trattati rientrano la carbon footprint, l’auditing, la rendicontazione di sostenibilità, la gestione della supply chain, il green marketing e la progettazione di modelli circolari.

Un ruolo centrale è svolto anche dal rapporto con le aziende e gli enti partner, coinvolti nelle attività didattiche e nei laboratori e nella realizzazione dei project work. Il percorso si conclude con uno stage curricolare, grazie al quale la Scuola favorisce l’incontro tra allieve e allievi del Master e le organizzazioni partner.


Salute del cervello: dall’8 all’11 ottobre visite e consulenze gratuite

In occasione della giornata mondiale della salute mentale, dall’8 all’11 ottobre, anche l’Aoup aderisce alla prima edizione dell’(H) Open Weekend sulla salute del cervello promosso da Fondazione Onda ETS, che coinvolge oltre 120 ospedali del network con il Bollino Rosa e i presidi dedicati alla salute mentale. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione dell’(H) Open Day sulla salute mentale, ampliandone oggi il raggio d’azione per promuovere una visione integrata della salute del cervello, nella quale neurologia e psichiatria collaborano per intercettare precocemente i bisogni di salute della popolazione e accompagnare le persone verso percorsi di diagnosi, cura e assistenza appropriati.
I servizi offerti – visite, esami, consulti, incontri – sono disponibili nel motore di ricerca https://iniziative.fondazioneonda.it/ricerca sul sito di Fondazione Onda ETS, che consente di selezionare regione e provincia e visualizzare le strutture aderenti, le prestazioni disponibili e le modalità di accesso.
Ecco l’offerta in Aoup.
Visita per i sintomi di insonnia
Data e orario: 9 ottobre – dalle 14:30 alle 16.
Sede: Stabilimento ospedaliero di Santa Chiara – Edificio 5 – Unità operativa Psichiatria 2 – Ambulatorio Insonnia
Prenotazione obbligatoria: Si
indirizzo e-mail a cui prenotarsi: lpalagini@gmail.com
Note: Inviare mail specificando “Open Weekend sulla Salute del Cervello 2026”. La prenotazione avverrà in ordine cronologico fino a esaurimento dei posti disponibili.
Incontro di gruppo online con specialiste in Psichiatria, Psiconcologia, Psicoterapia e Psicologia sulla “chemobrain”, rivolto alle donne in cura al Centro senologico dell’Aoup. La “Chemobrain” è la percezione, da parte di alcune donne durante e dopo la chemioterapia, di soffrire di ridotte capacità cognitive (memoria, concentrazione, proprietà di linguaggio). Nel corso dell’incontro – che si tiene online sempre il 9 ottobre dalle 15 alle 17, verranno illustrati semplici esercizi di allenamento miranti a stimolare l’attenzione, la memoria, il processo decisionale e di apprendimento. Per informazioni e iscrizioni, da cui poi verrà inviato un link per partecipare, telefonare allo 050.993527 o scrivere una email a: valeria.camilleri@ao-pisa.toscana.it e teresa.vigilante.psi@gmail.com
Le iniziative sono coordinate dalla referente aziendale Bollini rosa Federica Marchetti.

Asl – Emicrania, medicina di genere e ascolto: pubblicati gli atti della conferenza dei Bollini rosa

Sono stati pubblicati gli atti della web conference “Emicrania: ascoltare, comprendere e curare. Dalla medicina narrativa alla medicina di genere, tra benessere, innovazione e personalizzazione delle cure”, promossa dall’Azienda USL Toscana nord ovest, che si era svolta il 17 giugno in occasione dell’Open day dedicato all’emicrania.

Il volume, curato da Sergio Ardis, direttore della struttura aziendale Governo delle relazioni con il pubblico, partecipazione e accoglienza, raccoglie i contributi presentati durante l’incontro e rappresenta una nuova tappa del percorso sviluppato dalle referenti dei Bollini Rosa degli ospedali dell’Azienda per diffondere la cultura della medicina di genere, integrando evidenze scientifiche, medicina narrativa e ascolto dell’esperienza delle persone.

Nella presentazione del volume, la direttrice generale Maria Letizia Casani sottolinea come l’equità nell’assistenza richieda di superare risposte uniformi a bisogni che uniformi non sono: “Un sistema sanitario equo – evidenzia la dottoressa Casani – non è quello che offre a tutti le stesse prestazioni in modo indistinto, ma quello che sa riconoscere le differenze e rispondere in modo appropriato ai bisogni specifici di ciascuna persona, compresi quelli legati alla prospettiva di genere”.

Casani sottolinea inoltre il valore del coinvolgimento dei Comitati di partecipazione e della medicina narrativa, che richiama la centralità dell’ascolto nella relazione di cura. Ogni persona porta infatti una propria storia, bisogni specifici e una particolare esperienza della malattia, elementi indispensabili per costruire percorsi realmente personalizzati.

Nel volume è presente anche un intervento del direttore sanitario Giacomo Corsini, che collega la medicina di genere al più ampio sviluppo della medicina di precisione, intesa come un approccio che considera le caratteristiche specifiche di ogni persona, dal patrimonio genetico al contesto sociale, dalle condizioni di vita alla storia individuale. Le differenze, comprese quelle di genere, possono incidere sul modo in cui le malattie si manifestano, vengono vissute e rispondono alle cure.

“È dall’ascolto delle storie individuali – dice Corsini – che possiamo comprendere meglio come ciascuna persona attraversa la malattia e, di conseguenza, come possiamo prendercene cura in modo più efficace e più umano”. Corsini richiama anche il valore delle testimonianze e della narrazione accanto alla dimensione clinica.

La pubblicazione consente quindi di trasformare i contenuti della web conference in un patrimonio disponibile anche dopo l’evento, proseguendo il lavoro che l’Azienda USL Toscana nord ovest porta avanti attraverso i Bollini rosa per promuovere una medicina sempre più attenta alle differenze, all’ascolto e alla centralità della persona.

La pubblicazione non ha comportato alcun onere per la Asl grazie alla disponibilità di Aonia Edizioni, casa editrice che pubblica senza fini di lucro.

Secche della Meloria, sopralluogo scientifico della Regione e ARPAT

Telecamere speciali e attrezzature scientifiche montate a bordo del catamarano oceanografico Polaris hanno permesso lunedì 5 ottobre all’assessore all’Ambiente della Regione David Barontini, accompagnato dal commissario Pietro Rubellini dell’ARPAT, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale e da Andrea Porchera, direttore del Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, ente gestore dell’area marina protetta delle secche della Meloria, di effettuare un sopralluogo nel tratto di mare antistante Livorno per verificare lo stato di salute delle prateria di Posidonia oceanica, elemento chiave per l’intero ecosistema mediterraneo e per l’assetto costiero.

“Il sopralluogo alle Secche della Meloria al largo di Livorno – ha spiegato l’assessore Barontini – è stato un’occasione preziosa per osservare da vicino le praterie di Posidonia oceanica, patrimonio naturale fondamentale per l’ecosistema marino e per l’equilibrio della costa. Conoscerne lo stato di salute e seguirne l’evoluzione è essenziale per orientare le scelte di tutela. La difesa della costa passa anche dalla cura degli habitat marini: per questo la Posidonia deve avere un ruolo nelle nostre strategie di gestione e protezione del litorale”.

Nel Mar Tirreno la Posidonia è una vera barriera ecologica: ospita la vita marina, ossigena le acque e contribuisce a difendere le coste dall’erosione. Tutelare la Posidonia significa preservare la biodiversità, hanno spiegato i biologi di ARPAT durante il tragitto che ha portato i rappresentanti delle istituzioni nell’area marina protetta. Grazie alla telecamera filo-guidata è stato infatti possibile visualizzare sul monitor l’insieme delle tante piante che vivono attaccate le une alle altre, creando una vera e propria foresta sottomarina denominata “prateria”.

“Il sopralluogo alle Secche della Meloria – ha aggiunto il commissario Rubellini – è stato l’occasione per verificare lo stato di conservazione delle nostre praterie di Posidonia, tra le più estese e rigogliose del Tirreno”.

“La Posidonia – nelle parole del commissario – svolge un ruolo fondamentale nella lotta alla crisi climatica, contribuendo all’assorbimento della CO₂ e alla produzione di ossigeno. Ma il suo valore va ben oltre: le sue praterie rappresentano uno straordinario serbatoio di biodiversità e un habitat essenziale per numerose specie marine. Sono, inoltre, aree fondamentali per la riproduzione e la crescita di molte specie ittiche e costituiscono un ambiente privilegiato per la pesca del rossetto. Proteggere la Posidonia significa difendere la salute del nostro mare, sostenere gli ecosistemi costieri e tutelare il benessere delle comunità”.

Per questo – ha concluso Rubellini – è responsabilità prioritaria di tutte le istituzioni e degli enti competenti garantirne la salvaguardia, riconoscendola come un patrimonio naturale indissolubilmente legato alla salute umana e alla qualità del nostro territorio”.

Dallo spazio alla Terra: l’ossigeno atomico entra per la prima volta nei laboratori di restauro e rivoluziona la pulitura delle superfici più fragili


Dallo spazio alla Terra arriva una rivoluzionaria tecnica green per restaurare le opere d’arte. L’ossigeno atomico, un gas presente negli strati più alti dell’atmosfera e noto per la sua capacità di corrodere i materiali delle navicelle spaziali, può essere utilizzato per la prima volta nei laboratori di restauro per pulire in sicurezza anche le superfici più fragili senza danneggiarle. E’ questo il risultato di MOXY, un progetto europeo che si conclude nel 2026 dopo quattro anni di ricerca. Tre i prototipi realizzati, uno si trova all’Università di Pisa, gli altri due sono a Gand e a Eindhoven.

«L’intuizione alla base del progetto è legata a Bathtub, un celebre dipinto di Andy Warhol danneggiato con del rossetto: negli anni Ottanta due scienziati della NASA, Sharon Rutledge Miller e Bruce Banks, riuscirono a pulirlo con l’ossigeno atomico senza compromettere l’opera», spiega Ilaria Bonaduce, docente del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa e responsabile di MOXY per l’Ateneo pisano. «Quella tecnica, però, richiedeva apparecchiature complesse e camere sottovuoto. Con MOXY siamo riusciti per la prima volta a renderla utilizzabile a pressione ambiente in un normale laboratorio di restauro, il prototipo che abbiamo nei nostri laboratori può indirizzare direttamente sull’opera un flusso di ossigeno atomico. La pulitura è senza contatto, quindi senza strofinare, bagnare o applicare solventi».
MOXY apre così una strada completamente nuova e più sostenibile per la conservazione del patrimonio culturale. Il processo di pulitura non lascia residui e non produce materiali contaminati da smaltire. La sperimentazione è stata condotta su gesso e pietra, dipinti a olio e a tempera, tessuti, carta, rivestimenti e plastiche.

I risultati più sorprendenti riguardano la fuliggine e i depositi neri prodotti dall’inquinamento, dal fumo o dagli incendi. Queste sostanze sono particolarmente difficili da rimuovere con i metodi tradizionali, che richiedono generalmente spugne, strumenti, acqua o solventi. L’ossigeno atomico agisce invece sul deposito carbonioso e lo trasforma in anidride carbonica senza lasciare residui. I test hanno riguardato anche i veli biancastri che possono affiorare nei dipinti moderni moderne o i segni lasciati da atti vandalici.

«E’ sorprendente, bastano pochi istanti per vedere il nero scomparire dalla superficie», racconta Bonaduce, «Il sistema non sostituisce le tecniche già utilizzate nel restauro, ma mette a disposizione uno strumento completamente nuovo. In alcuni casi può essere impiegato da solo; in altri può essere associato ai metodi tradizionali. Sull’argento annerito, per esempio, modifica la patina rendendola più facilmente eliminabile con acqua. La tecnologia è ancora giovane, ma può offrire una risposta a problemi di pulitura finora molto complessi».

I risultati di MOXY saranno presentati a Pisa durante il simposio internazionale “Science as a Driver of Green Innovation: Advancing Materials Research and Practice in Cultural Heritage Conservation”.
Finanziato dal programma Horizon Europe con il grant 101061336, MOXY si è svolto dal 2022 al 2026 ed è stato coordinato dall’Università di Gand. Il gruppo di lavoro dell’Università di Pisa, unico partner italiano del consorzio internazionale, comprende Ilaria Bonaduce, Celia Duce, Ilaria Degano, Alessia Andreotti, Silvia Pizzimenti, Erika Ribechini e Jacopo La Nasa.

Scoperte dagli scavi della Scuola Normale ad Agrigento: resti di affreschi di una antica Domus

Resti di affreschi, elementi architettonici e stucchi del primo secolo avanti cristo sono stati rinvenuti nello scavo della Scuola Normale Superiore all’interno del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento. I reperti provengono da quello che rimane di un antico edificio collocato poco a sud dell’ekklesiasterion, la cavea per le assemblee dei cittadini liberi dell’antica Akagras, e appartengono probabilmente al peristilio di un’antica domus lì costruita, o di un portico monumentale, quando ormai la Sicilia ricadeva pienamente sotto la dominazione di Roma.

La scoperta della Normale è una delle tessere di un più ampio mosaico di campagne-scavo compiute in quest’ultimo anno ad opera di università italiane e straniere, sotto l’egida del Parco archeologico diretto da Roberto Sciarratta. Per la Scuola Normale, che scava ad Agrigento dal 2020, si tratta della terza campagna-scuola compiuta sugli edifici costruiti sul Poggio di San Nicola, sotto la supervisione del professor Gianfranco Adornato, una tappa che consente di puntualizzare meglio cronologia e funzione del complesso monumentale rinvenuto già studiato nelle precedenti indagini. «La ripresa e gli ultimi scavi hanno consentito di individuare con maggiore precisione una zona della struttura che molto probabilmente era quella di un grande peristilio, per la presenza di colonne e di un porticato. Abbiamo rinvenuto numerosi frammenti di intonaci policromi classificabili nel secondo e terzo stile della pittura parietale romana. Da precisare nel corso dello studio se l’edificio avesse quindi un utilizzo privato, come domus di dimensioni imponenti, o forse pubblico, come terrazza porticata in connessione con il tempio romano, data la dismissione delle funzioni pubbliche dell’attiguo ekklesiasterion. Inoltre, quest’area fu a lungo frequentata, come abbiamo potuto appurare indagando i resti di un’abside di una piccola basilica paleocristiana, già interpretata in letteratura come una esedra».

«Il Poggio di San Nicola è un’area strategica, al centro della città antica, caratterizzato dalla presenza di edifici civici e assembleari, come l’ekklesiasterion, il bouleuterion e il teatro. Si tratta di uno snodo importante per comprendere non solo lo sviluppo urbanistico di questo settore della città antica ma soprattutto le trasformazioni delle istituzioni nel momento della transizione sotto l’influenza romana».

La campagna di scavo è iniziata lo scorso 7 settembre e si concluderà il 9 ottobre. Rientra in una seasonal school organizzata nell’ambito di EELISA, rete europea di università di cui la Normale fa parte, che ha coinvolto numerosi studenti e studentesse, dottorandi e giovani ricercatori e ricercatrici di università italiane e internazionali, da UPM (Madrid) a ITU (Istanbul), da PSL (Parigi) a FAU (Erlangen) e BME (Budapest), un gruppo di lavoro che ha messo insieme competenze disparate: da quelle archeologiche al data science, dalla patristica alle fonti letterarie. Il programma ha compreso, oltre agli scavi, attività seminariali e il corso intensivo “Ceramics in Archaeology. Theoretical and Practical Approaches to the Study of Ancient Material Culture”, nell’ambito del progetto “MERITA, la rete per il talento”.

Diagnosi precoce della peronospora della vite, premiato Lorenzo Pippi del gruppo di Patologia vegetale di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali Unipi

Individuare la peronospora della vite prima che compaiano i sintomi e valutare l’efficacia dei trattamenti per contrastarla. Questo è l’obiettivo della ricerca che è valsa a Lorenzo Pippi uno dei tre premi CABI per i migliori contributi al XXXI Congresso della Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPaV), svoltosi a Udine dal 16 al 18 settembre.

Lorenzo Pippi è dottorando del programma nazionale in Sustainable Development and Climate Change e attivo nel gruppo di Patologia vegetale del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa. Il lavoro premiato nasce dalla collaborazione tra il DiSAAA-a e i colleghi statunitensi della Cornell University, dove Pippi ha svolto un periodo di ricerca.

Lo studio esplora le potenzialità di HyperBird, una piattaforma automatizzata di acquisizione di immagini iperspettrali, per rilevare precocemente la peronospora della vite e monitorare l’efficacia dei programmi di difesa. Analizzando la luce riflessa dai tessuti fogliari, anche oltre le lunghezze d’onda visibili all’occhio umano, questa tecnologia permette di cogliere alterazioni associate all’infezione prima della comparsa dei sintomi. La ricerca ha inoltre valutato la possibilità di distinguere i trattamenti e confrontare l’efficacia di fungicidi convenzionali e bio, aprendo prospettive per una gestione sostenibile delle malattie della vite.

La ricerca ha inoltre valutato la possibilità di distinguere i trattamenti e confrontare l’efficacia di fungicidi convenzionali e bio, aprendo prospettive per una gestione sostenibile delle malattie della vite.

Lo studio, di cui Pippi è primo autore, è stato pubblicato sulla rivista Plant Disease con il titolo “Automated, high-throughput hyperspectral imaging enables early detection of grapevine downy mildew and monitoring of vineyard spray program performance” e ricevuto spazio anche sul Cornell Chronicle.

Il premio conferma, per il secondo anno consecutivo, il riconoscimento del congresso SIPaV alle ricerche del gruppo di Patologia vegetale dell’Ateneo pisano.
Nel 2025 Marco Carli ha ricevuto il Best Poster Award al congresso di Catania, con una ricerca sull’individuazione precoce della flavescenza dorata mediante dati iperspettrali fogliari. Due risultati che valorizzano il contributo dei giovani ricercatori del Dipartimento e lo sviluppo di tecnologie innovative per il monitoraggio della salute delle piante, anche attraverso collaborazioni scientifiche internazionali.

Dodici progetti su dodici: la Regione Toscana finanzia tutti i Seal of Excellence dell’Università di Pisa

Circa 130mila euro per due anni a ciascun progetto. Le ricerche coinvolgono sei dipartimenti dell’Ateneo e spaziano dalla medicina rigenerativa all’archeologia, dalla matematica alle tecnologie quantistiche, dalle neuroscienze ai nuovi sensori
Sono 12 su 12 i progetti Seal of Excellence (SoE) presentati dall’Università di Pisa e finanziati dalla Regione Toscana, con un contributo di circa 130mila euro per ciascun progetto nell’arco di due anni. Le ricerche coinvolgono sei dipartimenti dell’Ateneo e spaziano fra ambiti molto diversi, dai biomateriali alla preistoria, dalla matematica alle tecnologie quantistiche, fino alla biologia, alla medicina e alla sensoristica.
«Il Seal of Excellence è un riconoscimento che certifica l’elevata qualità di progetti che hanno superato le soglie di valutazione dei bandi europei, ma che non hanno potuto ottenere il finanziamento comunitario per esaurimento delle risorse disponibili – spiega Benedetta Mennucci, prorettrice dell’Università di Pisa – Il sostegno della Regione Toscana consente quindi di non disperdere questo patrimonio di competenze e idee offrendo ai ricercatori l’opportunità di sviluppare sul territorio progetti di eccellenza già riconosciuti come tali a livello europeo».
Il progetto 3D-SCAFTHERA, condotto da Hanaa Mabroum sotto la supervisione di Dario Puppi del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale, riguarda l’ambito dei biomateriali e della medicina rigenerativa ed ha l’obiettivo di sviluppare scaffold, cioè strutture tridimensionali impiantabili, per favorire la rigenerazione delle ossa e rilasciare localmente farmaci.
Il progetto BUNDLES, condotto dal Matteo Tomasini sotto la supervisione di Niccolò Mazzucco del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, studia la neolitizzazione dell’Europa, cioè il passaggio dall’economia di caccia e raccolta a un’economia basata sull’agricoltura e sull’allevamento, con l’obiettivo di modellizzare la trasmissione simultanea e la coesistenza di varie pratiche culturali.
Il progetto CoLoQuST, condotto da Umberto Morellini sotto la supervisione di Chiara Boccato del Dipartimento di Matematica, parte da una delle maggiori sfide della fisica matematica moderna: comprendere il comportamento della materia in condizioni estreme. Il progetto punta allo sviluppo di future tecnologie quantistiche e si concentra sullo studio dei gas quantistici, ossia atomi raffreddati a temperature vicino allo zero assoluto, confinati in una o due dimensioni.
Il progetto COMPLECTERE, condotto da Alessandro Gallo sotto la supervisione di Elisabetta Palagi del Dipartimento di Biologia, studia come i diversi sistemi sociali influenzino la comunicazione e la cognizione sociale nei mammiferi, in particolare nei gelada, babbuini amadriade, leoni e iene maculate. Osservazioni, esperimenti, bioacustica, machine learning e deep learning analizzeranno segnali vocali, visivi e multimodali, chiarendo come gli individui sviluppino competenze comunicative e si adattino all’incertezza sociale.
Il progetto CRIT-PS, condotto da Sotirios Kotitsas sotto la supervisione di Mario Maurelli del Dipartimento di Matematica, studia come le sostanze vengono trasportate e disperse nei fluidi turbolenti. L’obiettivo è comprendere fenomeni apparentemente irregolari, come concentrazioni improvvise e dispersioni anomale, costruendo modelli matematici rigorosi capaci di descrivere meglio la turbolenza e i suoi eventi estremi.
Il progetto DynamAOT-F, condotto da Francesco Mattesini sotto la supervisione di Dario Trevisan del Dipartimento di Matematica, studia nuovi strumenti matematici per confrontare fenomeni casuali che cambiano nel tempo, utilizzando solo le informazioni disponibili in ogni momento. L’approccio trova applicazione soprattutto nella finanza, dove consentirà di migliorare i modelli utilizzati per determinare il prezzo di prodotti finanziari complessi e renderne più affidabile la valutazione.
Il progetto FAR-BioSENSE, condotto da Kajal Chaudhary sotto la supervisione di Filippo Costa del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, svilupperà un sensore ultrasottile e trasparente, leggibile a distanza per monitorare la pressione intraoculare nel glaucoma. L’obiettivo è poi di estendere questa tecnologia per produrre una nuova generazione di sensori per monitorare altre patologie migliorando il comfort dei pazienti.
Il progetto FibroLncFun, condotto da Ajay Kumar Danga sotto la supervisione di Andrea Cerase del Dipartimento di Biologia, studia i micropeptidi, piccolissime proteine prodotte da molecole di RNA, per comprendere il loro ruolo nella riparazione dei tessuti, nell’invecchiamento e nella capacità delle cellule staminali di generare diversi tipi cellulari. I risultati potranno aprire la strada a nuovi target terapeutici e biomarcatori clinici per malattie fibrotiche e legate all’invecchiamento.
Il progetto OSTEOMECH, condotto da Julia Aramendi sotto la supervisione di Antonio Profico del Dipartimento di Biologia, studierà gli effetti dell’osteoporosi sul femore, integrando approcci archeologici, antropologici e medici. Attraverso l’analisi di scheletri datati dall’Età del Bronzo ai giorni nostri, OSTEOMECH esplorerà come età, sesso e stile di vita abbiano influenzato nel tempo qualità e resistenza ossea e offrirà nuove prospettive sulle radici storiche dell’osteoporosi mostrando come la storia degli stili di vita possa aiutarci ad affrontare le sfide sanitarie attuali.
Il progetto PLAYMORE-HUB, condotto da Carolina Fioroni Ribeiro Da Silva sotto la supervisione di Giuseppina Sgandurra del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, svilupperà un programma di riabilitazione personalizzato e basato sul gioco per bambini in età prescolare con paralisi cerebrale. Il progetto combina l’Action Observation Training con attività per gli arti e per le abilità motorie globali, insieme a un’applicazione digitale per facilitare la comunicazione tra famiglie e professionisti sanitari. Il progetto si propone di contribuire a realizzare una riabilitazione più efficace, partecipativa, equa e sostenibile.
Il progetto PRISM-DR, condotto da Prem Sai Regalla sotto la supervisione di Filippo Costa del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, svilupperà una nuova generazione di sensori wireless, sensibili, robusti e a basso costo, per il monitoraggio accurato di spostamenti e pressione. La tecnologia sarà sperimentata nel monitoraggio strutturale, nell’automazione industriale, nella robotica, nell’aerospazio e nelle applicazioni biomediche.
Il progetto X-GRASP, condotto da Morkoss Medhat sotto la supervisione di Andrea Cerase del Dipartimento di Biologia, studia come RNA e proteine si organizzano all’interno delle cellule e perché, in alcuni casi, passano da strutture fluide a aggregati solidi e dannosi. L’obiettivo è comprendere il ruolo di questi processi nei tumori e nelle malattie neurodegenerative come la SLA, individuando possibili bersagli per nuove terapie personalizzate basate sull’RNA.

Rocce, fossili e paesaggi: sette giorni alla scoperta della geodiversità con l’Università di Pisa

Una caccia al tesoro tra le pietre delle Mura di Pisa, un viaggio lungo 500 milioni di anni nella storia del Monte Pisano, escursioni alla scoperta di antiche miniere e una nuova sala dedicata ai minerali della Toscana. Sono alcuni degli appuntamenti della Settimana della Geodiversità, che dal 3 all’11 ottobre propone sette giornate di attività per conoscere rocce, minerali, fossili e processi geologici che modellano il nostro pianeta.
Giunta alla seconda edizione, l’iniziativa è organizzata dal Dipartimento di Scienze della Terra e dal Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, in collaborazione con il Gruppo Geo-Mineralogico Livornese, la sezione CAI di Pisa e il Cineclub Arsenale. Il programma si sviluppa intorno alla Giornata mondiale della geodiversità del 6 ottobre, istituita dall’Unesco per sottolineare il contributo delle geoscienze alla comprensione del pianeta e alle sfide ambientali. Al centro, il legame tra geodiversità e biodiversità: conoscere il suolo, le rocce e i processi geologici che sostengono gli ecosistemi è un passaggio essenziale per costruire una società più sostenibile.
Tra gli appuntamenti di questa edizione, sabato 10 ottobre alle 15.30, al Museo di Storia Naturale a Calci, sarà inaugurata la nuova sala dedicata ai minerali della Toscana. L’apertura arriva dopo la chiusura improvvisa della Galleria dei minerali all’inizio del 2023 e un complesso lavoro di progettazione e realizzazione del nuovo allestimento in una diversa cornice espositiva.
Dopo gli appuntamenti dei giorni scorsi, oggi, mercoledì 7 ottobre, dalle 18 alle 20, al Museo di Calci lo storytelling “Non c’era una volta il Monte Pisano…” ripercorrerà in venti tappe una storia geologica lunga 500 milioni di anni, attraverso rocce, minerali e fossili. Sabato 10 ottobre, prima dell’inaugurazione della sala mineralogica, l’appuntamento sarà alle Mura di Pisa: dalle 10 alle 12, “Alla ricerca della pietra” sfiderà i partecipanti a riconoscere le pietre della cinta muraria in una caccia al tesoro a squadre.
A chiudere il programma, domenica 11 ottobre, sarà la geoescursione del CAI di Pisa intorno a Castellina Marittima, tra rocce che raccontano l’antico bacino oceanico Ligure-Piemontese, seguita da una visita guidata all’Ecomuseo dell’Alabastro.
Le modalità di partecipazione variano a seconda delle attività; per diversi appuntamenti è obbligatoria la prenotazione. Il programma completo, con costi, contatti e moduli di iscrizione, è disponibile sul sito del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.

Università Aperta: i corsi 2026-2027 alla Serantini

Bfs, ricominciano i corsi dell’Università Aperta per il 2026-2027.
I corsi si tengono nella sede della Biblioteca Franco Serantini (via Carducci, 13 – La Fontina, Ghezzano) Ogni martedì dalle ore 17:30 alle ore 19:30. SONO APERTI A TUTTE/I E GRATUITI: Per iscriversi inviare una e-mail a: segreteria@bfs.it
I quattro percorsi dell’Università aperta saranno quest’anno attraversati da un interrogativo comune: che cosa significa oggi democrazia? Non soltanto un insieme di istituzioni e procedure, ma un processo storico e politico, uno spazio di partecipazione e conflitto, continuamente costruito e messo alla prova dalle trasformazioni della società.
Quattro prospettive diverse per riflettere sulla democrazia come processo incompiuto, sulle condizioni che la rendono possibile e sulle tensioni che continuano ad attraversarla.
Calendario
Dal 27 ottobre al 24 novembre 2026 Oltre il voto: la democrazia come processo partecipativo A cura di Giorgio Gallo e Steve Shore.
Dal 19 gennaio 2026 al 9 febbraio 2027 Femminismi: una storia di diritti, corpi e differenze A cura di Silvia Chiletti, Fabio Mengali e Mariangela Priarolo.
dal 23 febbraio al 23 marzo 2027 La crisi eco-climatica tra interessi politico-economici ed esperienze territoriali A cura di Bruno Mazzara, Maria Grazia Petronio, Mariarosaria Vergara.
Dal 6 aprile al 27 aprile 2026 Nata democratica? La provincia pisana nel dopoguerra tra ricostruzione e “normalità” A cura di Teresa Catinella e Andrea Traina
Per ulteriori informazioni e approfondimenti
https://bibliotecabfs.wordpress.com/2026/09/27/universita-aperta-i-corsi-2026-2027/
Per sostenere la Biblioteca Franco Serantini:
IBAN: IT24G0501802800000017223736 intestato a:
Biblioteca Franco Serantini

Da Pisa la svolta digitale per gestire e rendere accessibili le collezioni vegetali degli orti botanici

L’Università di Pisa ha sviluppato due piattaforme open source integrate, la studio sulla rivista scientifica Database della Oxford University Press, i sistemi già adottati nei giardini botanici di Parma e Salerno e presto anche a Trento
Nel mondo oltre tremila orti botanici custodiscono circa un terzo delle specie vegetali conosciute. Per gestire questo enorme patrimonio e renderlo più accessibile al pubblico, l’Università di Pisa ha realizzato due strumenti che si integrano a beneficio di curatori e visitatori. Si tratta di U-Plant, il primo database completamente open source conforme agli standard internazionali per la gestione delle collezioni, e del portale U-Plant DISCOVER, che permette di esplorare piante, mappe e percorsi tematici. Il progetto, avviato nel 2018, è stato appena presentato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Database della Oxford University Press.
«Il punto di forza di U-Plant è il fatto di essere open source: questo significa che il codice sorgente è liberamente disponibile e che la struttura può essere adottata e sviluppata anche da altre istituzioni – spiega Marco D’Antraccoli, curatore dell’Orto Botanico dell’Università di Pisa – A dimostrazione delle potenzialità di questa iniziativa, da quando i codici sono stati resi disponibili online circa un anno fa, U-Plant è stato già adottato dall’Orto Botanico dell’Università di Parma e dall’Orto Botanico dell’Università del Salento e presto lo farà anche il MUSE di Trento, oltre alle numerose manifestazioni di interesse da altri orti botanici italiani ed esteri. Gestire il patrimonio degli orti richiede strumenti affidabili, aggiornabili e conformi agli standard internazionali come U-Plant. I programmi proprietari possono comportare costi e vincoli di licenza, mentre i fogli di calcolo espongono maggiormente al rischio di errori, cancellazioni e incoerenze nei dati».
U-Plant offre ai curatori un unico ambiente digitale nel quale registrare e aggiornare tutte le informazioni relative alle collezioni. Per ogni pianta è possibile indicare la provenienza, le modalità e la data di acquisizione, la posizione all’interno dell’orto, le condizioni di salute, lo stato del cartellino e i documenti o le immagini associati. Accanto allo strumento destinato agli addetti ai lavori, c’è U-Plant DISCOVER, il portale bilingue e liberamente accessibile che trasforma i dati scientifici in uno strumento di conoscenza per il pubblico. Visitatori e appassionati possono cercare una pianta attraverso il nome scientifico o quello comune, localizzarla sulla mappa, consultarne immagini e seguire itinerari tematici dedicati. Il portale è ottimizzato anche per smartphone e mostra in tempo reale una selezione dei dati verificati dai curatori.
«U-Plant nasce dalla collaborazione tra l’Orto e Museo Botanico e il Sistema Informatico di Ateneo – conclude il professore Lorenzo Peruzzi, direttore dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa – Un’esperienza che dimostra come il dialogo tra professionalità diverse possa tradursi in soluzioni innovative e diventare un modello anche per altre istituzioni».
Lo studio, dal titolo U-Plant and U-Plant DISCOVER: an open-source database for botanic garden collections management and public engagement, è firmato da Marco D’Antraccoli e Alessio Mo dell’Orto e Museo Botanico del Sistema Museale di Ateneo; Pietro Picconi, Giuseppe Maccioni e Davide Borgioli del Sistema Informatico di Ateneo; e Lorenzo Peruzzi dell’Orto e Museo Botanico e del PLANTSEED Lab del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.

Giovanni Losurdo coordinatore Ricerca e Sviluppo di Einstein Telescope

Giovanni Losurdo, professore ordinario di Fisica sperimentale alla Scuola Normale Superiore e associato dell’Istituto Nazione di Fisica Nucleare (INFN), è stato nominato coordinatore delle attività di Ricerca e Sviluppo (R&D) di Einstein Telescope, il progetto europeo per la realizzazione di un osservatorio di onde gravitazionali di terza generazione. Il coordinatore R&S dell’Einstein Telescope avrà il compito di individuare le priorità e le attività ancora necessarie per portare a maturità le tecnologie dell’osservatorio. Faciliterà inoltre il raccordo tra gruppi scientifici, enti finanziatori, infrastrutture di ricerca e imprese.

L’Italia è candidata a ospitare la nuova grande infrastruttura scientifica in Sardegna, nell’area della miniera dismessa di Sos Enattos. Con questa nomina Losurdo entra anche a far parte dell’Executive Board della Collaborazione Einstein Telescope, che riunisce oltre 2.108 scienziati appartenenti a 306 istituzioni di 35 Paesi. 

Figura di riferimento nella ricerca sulle onde gravitazionali, Losurdo è impegnato fin dagli anni Novanta nello sviluppo di Virgo, l’unico interferometro europeo della rete mondiale di osservatori gravitazionali. Dal 2009 al 2017 è stato Project Leader di Advanced Virgo, guidando le attività di ricerca, sviluppo e costruzione del rivelatore di seconda generazione; successivamente ha ricoperto il ruolo di portavoce della Collaborazione internazionale Virgo. Ha inoltre contribuito, fin dalle fasi iniziali, agli studi e alla progettazione di Einstein Telescope.

Appello dei geologi Unipi: bando per l’assunzione di 882 specialisti tecnici esclude la laurea in Scienze geologiche

Il comunicato di Docenti ricercatrici e ricercatori del dipartimento di Scienze della Terra UNIPI

Dopo ogni calamità naturale, geologhe e geologi vengono chiamati a spiegare ciò che è accaduto, a gestire le conseguenze e a individuare soluzioni. Ci viene chiesto di parlare di rischio e prevenzione, ma quando si tratta di rafforzare il personale tecnico degli enti locali, la nostra professionalità viene esclusa.

È questa la contraddizione, ai limiti del grottesco, del recente bando Ripam per l’assunzione di 882 specialisti tecnici nelle amministrazioni di diverse regioni del Sud Italia. Il concorso richiede conoscenze specifiche in materia di dissesto idrogeologico, instabilità dei versanti, pericolosità sismica, erosione costiera, vulnerabilità delle risorse idriche, trasformazione del suolo, pianificazione territoriale e realizzazione di infrastrutture. Eppure, tra i titoli di accesso non figurano le lauree delle classi L-34 – Scienze geologiche e LM-74 – Scienze e tecnologie geologiche: un’esclusione che lascia basiti proprio per la stretta attinenza di queste competenze con le funzioni richieste.

Il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa sostiene quindi con fermezza la richiesta di revoca del bando e di revisione urgente dei requisiti di accesso avanzata da istituzioni scientifiche, accademiche e di ricerca, dalla Società Geologica Italiana e dal Consiglio Nazionale dei Geologi.
Le istituzioni devono dirci chiaramente quale ruolo intendono riconoscere a geologhe e geologi nella gestione del territorio. Non si può invocarne la competenza a ogni emergenza ed escluderla quando si assumono le figure chiamate a lavorare sulla prevenzione.

Università, 18 punti di differenza nella probabilità di iscriversi tra chi ha genitori laureati e chi no: nasce una nuova alleanza nazionale

A un anno dal diploma è iscritto all’università l’84% di chi ha almeno un genitore laureato, contro il 66% di chi proviene da una famiglia in cui nessuno dei genitori ha conseguito una laurea. Un divario di diciotto punti percentuali che mostra quanto l’origine familiare continui a incidere sulle opportunità formative e sulle scelte universitarie.

Per contribuire a ridurre questa distanza, le cinque istituzioni universitarie della rete MERITA – Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, Collegio Superiore dell’Università di Bologna, Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova e Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza Università di Roma – hanno siglato un nuovo accordo con l’Università Bocconi. L’obiettivo è dare continuità e ampliare la portata di MeMo – Merito e Mobilità Sociale, il programma di orientamento rivolto a studenti e studentesse con genitori non laureati.

L’accordo è stato ufficializzato durante il convegno per la giornata conclusiva di MERITA, che si è svolto questa mattina presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I principi fondanti sono quelli sanciti dall’articolo 34 della Costituzione, secondo cui “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Mezzi che non sono soltanto economici: informazioni, reti, modelli di riferimento e familiarità con il mondo universitario possono incidere profondamente sulla possibilità di immaginare l’università come una scelta concretamente accessibile.

“Il vero diritto allo studio significa dare a ciascuno la possibilità di realizzare la versione migliore di sé stessi, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza. Oggi non chiudiamo soltanto un progetto che ha coinvolto più di 4.000 studentesse e studenti e ha permesso di costruire una rete capace di rendere la formazione di eccellenza più accessibile. Apriamo una nuova fase di MeMo in cui trasformiamo l’esperienza maturata in un modello stabile e nazionale” dichiara Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca.

Al tema dei first-generation students – i primi in famiglia a frequentare l’Università – è stato dedicato l’intervento di Marco Romito, professore associato dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha approfondito il peso dell’origine familiare, delle risorse e delle aspettative sulle scelte universitarie. Questa condizione si intreccia spesso anche con un background migratorio: secondo AlmaLaurea, soltanto il 23% dei laureati di seconda generazione ha almeno un genitore laureato.

Dal merito alle opportunità: il confronto tra Sabina Nuti e Marta Cartabia

Nel corso del convegno è stato presentato il volume ‘Merito e mobilità sociale. L’orientamento come leva di equità’ (Pacini Editore), a cura della prof.ssa Sabina Nuti e di Sara Barsanti, coordinatrice del progetto MERITA.

Il volume ricostruisce e analizza l’esperienza di MeMo, il programma avviato dalla Scuola Superiore Sant’Anna nel 2013 per studenti e studentesse con genitori non laureati. Il modello supera una concezione dell’orientamento limitata alla presentazione dell’offerta formativa: prevede l’intercettazione attraverso le scuole, un accompagnamento prolungato, il tutoraggio tra pari e occasioni immersive di conoscenza della vita universitaria. 

Proprio dai temi e dalle evidenze del volume ha preso le mosse il dialogo tra Sabina Nuti e la prof.ssa Marta Cartabia, Prorettrice all’Impegno Sociale e agli Affari Istituzionali dell’Università Bocconi, sul significato contemporaneo del merito e della mobilità sociale e sul ruolo delle università.

I dati richiamati nel libro mostrano che, a un anno dal diploma, il 90,2% di chi ha partecipato al percorso di MeMo si era iscritto all’università e un ulteriore 4,5% era in procinto di farlo. Complessivamente, tra i rispondenti, circa 95 partecipanti su 100 hanno scelto di proseguire gli studi. Inoltre, il 97% ritiene che il programma abbia contribuito alla propria crescita personale e più del 95% valuta positivamente il rapporto con tutor e tutrici. 

Il confronto ha quindi affrontato il peso delle condizioni di partenza e il significato attuale dell’articolo 34 della Costituzione, interrogandosi anche su quei “mezzi” – informazioni, reti, modelli di riferimento e familiarità con il mondo universitario – che possono incidere sulle opportunità effettivamente accessibili.  Per molti potenziali studenti e studentesse di prima generazione, infatti, il primo ostacolo non è superare una selezione, ma riuscire a immaginare che quella selezione, quell’università e quelle opportunità possano riguardarli, come emerge dalle riflessioni dei partecipanti al progetto.

“L’articolo 34 della Costituzione non è solo un principio da richiamare, ma un compito da attuare – ha sottolineato Marta Cartabia – Per questo l’università deve uscire per andare incontro agli studenti anche prima che arrivino a bussare alle sue porte: nelle scuole, nei territori, nelle famiglie, nei luoghi in cui si formano aspirazioni, aspettative e motivazione. MeMo è un progetto condiviso tra varie istituzioni universitarie che si muove in questa direzione”.

MeMo diventa una rete: firmata la nuova convenzione

La giornata si è conclusa con la firma della nuova convenzione MeMo, che dà continuità al programma e ne apre una nuova fase. L’accordo punta a consolidare il modello oltre il finanziamento PNRR e ad ampliarne la capacità di intervento, mantenendo i suoi elementi qualificanti: attenzione ai first-generation students, collaborazione con le scuole, accompagnamento nel tempo, tutoraggio tra pari con giovani universitari ed esperienza diretta della vita universitaria.

La nuova fase pone quindi una sfida precisa: portare a una scala più ampia un intervento per il quale sono emerse evidenze positive di impatto, preservandone la dimensione relazionale e personalizzata, per raggiungere un numero maggiore di giovani e, in particolare, chi dispone di minori opportunità per trasformare il proprio potenziale in una scelta universitaria.

Alla riflessione conclusiva hanno partecipato Nicola Vitiello, Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, Alessandro Schiesaro, Direttore della Scuola Normale Superiore, Mattia Crespi, Direttore della Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza, Gianguido Dall’Agata, Direttore della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova, e Stefania Pellegrini, Direttrice del Collegio Superiore dell’Università di Bologna, insieme ai tutor di MeMo, che hanno portato il punto di vista di chi accompagna direttamente studenti e studentesse nel percorso.