
Bani: “La Darsena Europa mette a rischio la Posidonia, il polmone verde del mare”
Ecco il comunicato del presidente del Parco, Lorenzo Bani
Pisa, 7 ottobre 2026. L’Osservatorio Ambientale istituito in conseguenza del progetto della Darsena Europa ha svolto un sopralluogo per verificare lo stato della posidonia nell’area dove si installerà l’ampliamento del Porto di Livorno. I dati sono stati raccolti grazie alla navetta oceanografica di Arpat dotata di una telecamera subacquea filoguidata. Per l’Ente Parco era presente il direttore Andrea Porchera: «Grazie a questa attività di monitoraggio si è verificata la presenza sia di praterie di Posidonia in buono stato di conservazione sia di aree con Posidonia diradata anche nell’area dove è prevista la Darsena Europa. Pertanto ora dovranno essere approntate le idonee e necessarie misure di compensazione, che saranno valutate dall’Osservatorio Ambientale e dal Ministero dell’Ambiente con la collaborazione degli altri enti competenti su questo territorio»
La Posidonia oceanica è una pianta marina, e non un’alga, in grado di assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno, abbassare la temperatura dell’acqua e contrastare così il riscaldamento dovuto al cambiamento climatico, è importante anche per la biodiversità perché dà protezione a varie specie ittiche, inoltre attenua il moto ondoso e quindi rappresenta una protezione dall’erosione costiera. La presenza di questa specie vegetale è messa a fortissimo rischio dai lavori per la Darsena Europa.
«Dopo aver sollecitato più volte una maggiore attenzione per la salvaguardia ambientale connessa alla realizzazione della Darsena Europa, le nostre preoccupazioni sono state prese in considerazione e purtroppo si sono dimostrate fondate – così il presidente del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli Lorenzo Bani – La Posidonia è il polmone verde dei nostri mari, è la nostra foresta sottomarina, un patrimonio naturalistico che va preservato pensando al benessere dei cittadini, alla sostenibilità della pesca, alla biodiversità ed alle caratteristiche ambientali del territorio che lasceremo alle future generazioni. Ora si apre un nuovo scenario, dobbiamo ragionare su cosa fare per la sua salvaguardia, tenendo presente che il progetto di reimpianto della Posidonia in zone limitrofe deve considerare che non c’è garanzia di attecchimento. Serve al più presto una proposta di compensazioni e mitigazioni ambientali assolutamente necessarie. Inoltre questa attività di monitoraggio va ampliata anche all’area marina protetta delle Secche della Meloria, che si trova non distante alla zona di ampliamento del Porto, un’area di 9000 ettari di cui 7800 con praterie di Posidonia in buono stato».
La Città Ecologica: “Adattamento alla crisi climatica, Pisa esempio in negativo”
Ecco il comunicato della Città Ecologica.
Il comune organizza un convegno su come le città debbano comportarsi di fronte
alla crisi climatica, portandosi ad esempio virtuoso per alcune realizzazioni degli
ultimi anni.
Certo a Pisanova il Parco Europa, strappato almeno in parte alla cementificazione
dalle battaglie ambientaliste ai tempi del governo cittadino che alcuni di noi
chiamavano della “sinistra del cemento”, è stato completato e l’area verde di via
Pungilupo è stata trasformata da verde spontaneo a area fruibile nonché cassa di
laminazione, con dubbi vantaggi ambientali.
Ma non basta certo ciò per nascondere la realtà: negli anni del governo Conti si è
proseguito sulla strada precedente. Il parametro che dà una misura di ciò sono gli
ettari di suolo permanentemente consumato certificati da ISPRA.
Secondo il Rapporto ISPRA 2025 sul CONSUMO DI SUOLO dal 2017 al 2024 il
suolo permanente consumato nel comune di Pisa è stato di 37,6 ha, secondo
solo a Grosseto tra i capoluoghi di provincia toscani.
Purtroppo il futuro si preannuncia ancora peggiore.
Nel POC adottato non viene quantificata la previsione di suolo permanentemente
consumato nel quinquennio, se tutte le previsioni fossero attuate. Questo non lo
diciamo solo noi ma è uno dei rilievi contenuti nelle osservazioni pervenute dal
Settore Urbanistica e Sostenibilità della Regione Toscana. Quella quantificazione è
obbligatoria in un POC e la sua assenza è uno dei numerosi profili di illegittimità.
Abbiamo provato a calcolare noi tale previsione di suolo permanentemente
consumato: sarebbero 32,4 ha solo per le nuove previsioni residenziali e i
parcheggi. A queste andrebbero aggiunte il consumo non calcolabile connesso
alle premialità previste per gli interventi di riuso dell’esistente, 30 km di nuove
strade per oltre 10 ha di altro suolo permanente consumato e tutti gli interventi al
di fuori del territorio urbanizzato che noi abbiamo stimato in circa 120 ha di
ulteriore consumo permanente di nuovo suolo.
Complessivamente abbiamo calcolato una previsione di nuovo suolo
permanentemente consumato di circa 163 ha. Certo possiamo sbagliare ma sia il
comune allora a fornire i dati che mancano.
Il suolo nel comune permanentemente consumato passerebbe da 3033 ha a
3196 ha con una velocità di consumo di suolo di quasi 1,1% annuo. Considerando
che nello stesso periodo la velocità di decrescita della popolazione secondo le
previsioni ISTAT è dello 0,2% annuo, si ha un rapporto tra i due parametri di -5,5
quando l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile con l’Obiettivo 11.3.1
stabilisce che entro il 2030 il consumo di suolo non superi la crescita demografica:
cioè quel rapporto dovrebbe essere 1, non -5,5. È quanto fa notare anche il
Settore Urbanistica e Sostenibilità della Regione Toscana in una delle sue
osservazioni.
Oltre tutto ormai è noto che per affrontare l’adattamento alla crisi climatica che
spesso già si trasforma in disastro climatico bisogna andare in direzione
diametralmente opposta: ridurre drasticamente il suolo permanentemente
consumato attraverso ampi interventi di depavimentazione, proprio quelli
praticamente inesistenti nel POC.
Altra cosa è poi il contrasto al cambiamento climatico che si combatte invece con
la transizione energetica, anch’essa contrastata dal POC con norme tutte tese a
sfavorire l’installazione di impianti FER.
Quindi il convegno racconta una Pisa che non c’è mai stata e che certamente
non ci sarà nei prossimi anni se andrà avanti il POC adottato, sbagliato e per noi
anche illegittimo.
Porticcioli Arno Confcommercio Pisa: “Bilancio positivo per il controllo della Polizia Fluviale. Ora avanti con il progetto di navigabilità dell’Arno”
“Nel corso dell’estate il lavoro degli operatori ha rappresentato un importante punto di riferimento per le attività imprenditoriali presenti in golena d’Arno, con particolare attenzione al monitoraggio della velocità delle imbarcazioni, al controllo del tratto fluviale e alla gestione delle criticità che, inevitabilmente, si susseguono durante la stagione di maggiore frequentazione”. Il presidente Porticcioli Arno Confcom Confcommercio Pisa Massimo Bacherotti traccia un bilancio positivo dell’attività svolta dal Reparto Navigazione Acque interne e Nautico della Polizia Locale a presidio e controllo del fiume Arno.
“Vogliamo esprimere il nostro ringraziamento ai reparti della polizia fluviale e all’amministrazione comunale per il lavoro svolto durante questi mesi” afferma Bacherotti. “La presenza e il presidio sul fiume hanno rappresentato un elemento importante non soltanto sotto il profilo della sicurezza, ma anche come supporto concreto alle attività di rimessaggio, particolarmente esposte durante la stagione estiva alle problematiche legate alla navigazione e al comportamento delle imbarcazioni”.
Particolare apprezzamento “per l’attività di monitoraggio della velocità delle barche: un tema sentito dagli operatori dei porticcioli, sia per le conseguenze che una navigazione non adeguata può avere sulla sicurezza, sia per i possibili danni e disagi provocati alle strutture e alle imbarcazioni ormeggiate. Un controllo costante consente di prevenire situazioni di rischio e di intervenire sulle criticità, contribuendo a rendere il fiume un luogo più sicuro e ordinato per tutti: operatori, diportisti e cittadini”.
La conclusione della stagione rappresenta l’occasione per guardare alla prospettiva più ampia della valorizzazione e della piena regolamentazione dell’asse fluviale. “Auspichiamo che il lavoro svolto quest’estate possa essere propedeutico a un percorso più strutturato e complessivo verso la tanto attesa navigabilità dell’Arno e la regolarizzazione dell’intero asse fluviale. Per raggiungere questo obiettivo sarà fondamentale continuare a lavorare in sinergia tra istituzioni, forze dell’ordine, operatori e tutte le realtà che vivono quotidianamente il fiume. Oltre a costituire uno straordinario volano di sviluppo per la città, la navigabilità dell’Arno rappresenta un motore importante anche per la promozione del territorio e l’organizzazione di eventi, come dimostrato in occasione dello Sposalizio del Mare dello scorso luglio”.
“Un Arno navigabile, sicuro e regolamentato rappresenterebbe non soltanto un’opportunità per le attività presenti lungo il fiume, ma anche un importante elemento di sviluppo e valorizzazione per Pisa e per tutto il territorio” – afferma il direttore generale di Confcom Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli “da anni sosteniamo a tutti livelli questa necessità fondamentale per l’intera filiera della nautica e per i positivi riflessi che porterà indiscutibilmente verso un turismo sostenibile e di qualità”
Università, Manetti: “Piena solidarietà alla studentessa Engy Abdelal”
“La mia piena solidarietà va ad Engy Abdelal, studentessa palestinese che è arrivata da Gaza per proseguire i suoi studi all’Università di Pisa”. È quanto affermato dall’assessora regionale alla cultura, università e ricerca Cristina Manetti, dopo la presa di posizione dell’Università sugli ultimi commenti discriminatori e sessisti rivolti alla studentessa palestinese, pubblicati sul profilo Facebook dell’Ateneo pisano. “Ci sono studenti e lavoratori stranieri che vivono in Toscana per studiare e costruire il proprio futuro. Incoraggiare la critica non deve diventare un alibi per offendere o discriminare le persone. L’Università di Pisa fa bene a tutelare la studentessa e la propria comunità e, se necessario, ad adire le vie legali” aggiunge l’assessora. “La Toscana – conclude Manetti- è e vuole continuare ad essere terra di pace, dialogo e confronto tra culture”.
Diritti in Comune: “Disabilità, non un’ora di assistenza in meno”
Ecco il comunicato di Diritti in Comune.
Quanto accaduto in occasione dell’avvio di questo anno scolastico sul fronte dell’assistenza specialistica all’autonomia e alla comunicazione è semplicemente inaccettabile. Lasciare gli studenti e le studentesse con disabilità privi del supporto necessario durante le prime settimane di scuola, tenere i lavoratori e le lavoratrici precari in un limbo di incertezza e lasciare gli istituti scolastici senza informazioni né strumenti per organizzarsi significa calpestare i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.
Siamo fermamente convinti che i diritti non si possano barattare con i bilanci, ma sia compito delle istituzioni di garantire i bisogni primari della cittadinanza.
Ribadiamo con forza ciò che la normativa nazionale stabilisce chiaramente: la Legge di Bilancio 2026 (commi 706-711) ha definito l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione come un Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP), vincolando la dotazione oraria in maniera corrispondente a quanto previsto nel Piano Educativo Individualizzato (PEI).
I diritti civili e sociali non sono variabili dipendenti dalle ristrettezze di cassa o da comode “linee guida” amministrative elaborate per tagliare la spesa. Spacciare per vincoli tecnici la volontà politica di contrarre i servizi è una mistificazione intollerabile.
In queste ultime settimane abbiamo assistito ad un balletto istituzionale vergognoso: la cui unica naturale conseguenza dovrebbero essere le dimissioni dei responsabili per manifesta incapacità-
È profondamente grave assistere al teatrino dello scaricabarile tra Comune, Provincia e ASL. Da un lato l’assessore Riccardo Buscemi giustifica i tagli tirando in ballo fantomatiche direttive dell’ASL, salvo poi trincerarsi dietro un silenzio assordante quando si chiede di visionare gli atti (con un accesso agli atti rimasto senza risposta). Dall’altro, il presidente della Provincia Massimiliano Angori dichiara candidamente in assemblea pubblica di non sapere nulla ufficialmente della situazione delle scuole e di aver erogato i fondi richiesti. Questo livello di disorganizzazione, opacità e incapacità di governo della filiera istituzionale dovrebbe portare dritti alle dimissioni di queste figure politiche, palesemente inadeguate a tutelare i diritti dei cittadini e a gestire servizi così delicati. Gli enti locali hanno il dovere costituzionale di garantire questi servizi, non di smantellarli.
Da subito ci siamo attivati per chiedere trasparenza e risposte immediate
Come forza politica di opposizione abbiamo mobilitato tutti gli strumenti istituzionali a nostra disposizione:
Abbiamo depositato e calendarizzato un Argomento urgente in 2ª Commissione (n. 141), pretendendo un confronto pubblico e trasparente che metta attorno allo stesso tavolo l’amministrazione, i vertici ASL, le scuole e i comitati dei genitori e dei lavoratori.
Abbiamo depositato un’interpellanza puntuale per chiedere conto alla Giunta di come intenda gestire il servizio dopo lo scioglimento della Società della Salute, preteso tempi certi e preteso l’azzeramento delle disparità di trattamento legate alla residenza degli studenti.
Un accesso agli atti per visionare ed avere contezza di queste Linee Guida redatta dall’Azienda Sanitaria Locale e ad oggi non sappiamo con la collaborazione o supervisione di quale degli Enti Locali coinvolti e che dovrebbero, non ci capacitiamo come, ridimensionare i bisogni invece di soddisfarli.
Come gruppo consiliare saremo al fianco dei comitati, delle famiglie, dei docenti e degli assistenti nel presidio di giovedì 8 ottobre, dalle ore 15:00 in Piazza XX Settembre sotto il Comune In occasione del Consiglio comunale
In occasione della Capigruppo prevista dopo il consiglio comunale, saremo presenti con la nostra rappresentante istituzionale non solo per ascoltare la voce delle persone direttamente coinvolte ma anche per pretendere che si agisca per trovare soluzioni concrete ai problemi reali che vengono posti. È necessario agire su un doppio binario:
Risolvere celermente le emergenze contingenti, ripristinando immediatamente le ore tagliate là dove l’anno scolastico è già partito monco.
Costruire da oggi un percorso che porti alla definizione di regole certe e sopratutto condivise, mettendo nero su bianco che sui diritti dei bambini e dei ragazzi con disabilità non si fa cassa, per evitare per sempre il ripetersi di simili gravissimi disservizi, servono tempistiche di attuazione certe e definite insieme alle lavoratrici e alle famiglie destinatarie dei servizi.
“Bus in aeroporto: il Comune non ottempera da 2 anni alla sentenza del TAR. Nessuna regolamentazione per le compagnie private, né tutela ambientale per San Giusto e San Marco”
Pisa, 6 ottobre 2026. Ecco il comunicato stampa di Diritti in comune.
Nel pomeriggio di lunedì 5 ottobre si è finalmente svolta, dopo oltre un anno e mezzo dalla nostra richiesta, l’audizione in Prima Commissione di Controllo del sindaco e di tutti i dirigenti competenti per capire quale sia la situazione relativa all’accesso all’aeroporto “Galileo Galilei” delle compagnie di bus che gestiscono il trasporto sull’asse Pisa-Firenze.
La questione, su cui da 2 anni chiedevamo chiarezza senza ricevere alcuna risposta, è relativa alla sentenza con cui il TAR, nell’aprile del 2024, ha condannato il Comune di Pisa a pagare le spese a due compagnie di trasporto che hanno impugnato i provvedimenti relativi all’accordo raggiunto nel 2019 tra Comune e Toscana Aeroporti.
Infatti, il Tribunale ha annullato tutti gli atti con cui il Comune di Pisa consentiva a un solo vettore direttamente indicato da Toscana Aeroporti (la Caronna Tour) l’accesso agli stalli di parcheggio posti all’interno del sedime aeroportuale per le operazioni di salita e discesa dei passeggeri dagli autobus, definendone anche il numero di ingressi, in quanto si era prodotto “un monopolio automatico e immotivato di Caronna Tour istituito da Toscana Aeroporti e dal Comune di Pisa”, in violazione delle regole sulla concorrenza.
Il TAR spiegava infatti che questo servizio “avrebbe dovuto essere attribuito in regime di concorrenzialità ed attraverso una procedura trasparente che è all’opposto di quella seguita da Toscana Aeroporti e dal Comune di Pisa”; si evidenziava quindi “la palese illegittimità della limitazione ad un solo gestore della limitata apertura ai servizi autorizzati permessa dal Comune di Pisa”. L’annullamento dell’accordo tra l’amministrazione comunale e la società che gestisce lo scalo pisano comportava così anche l’annullamento dell’individuazione fatta da Toscana Aeroporti nel 2019, e accettata dalla Giunta Conti, della Caronna Tour come unico gestore autorizzato a operare nell’area.
Ma non solo: l’annullamento dei provvedimenti del 2019, a cui il Comune di Pisa non si è mai opposto, imponeva l’obbligo per l’amministrazione comunale di riformulare le regole sulla circolazione nell’area davanti alle partenze e agli arrivi dei voli e di assumere così nuove decisioni sulla mobilità per i quartieri di San Marco e San Giusto.
La sentenza indicava chiaramente che, nell’attuare questa regolamentazione, si dovevano tenere in conto sia i fattori ambientali di inquinamento che questo servizio produce sull’area, sia gli interessi pubblici legati all’esistenza del People Mover, costato milioni alle finanze pubbliche e che rischiava di avere un concorrente diretto nell’eccessiva presenza di mezzi alternativi di trasporto.
Ed ecco perché per oltre un anno e mezzo il sindaco Conti non si è mai voluto presentare in Commissione. Dall’audizione di ieri è emerso che il Comune di Pisa è inadempiente rispetto all’ottemperanza della sentenza, non avendo elaborato né approvato alcuna nuova forma di regolamentazione e di gestione della mobilità dell’area.
Nonostante, quindi, siano trascorsi 2 anni dal provvedimento del TAR, nulla è stato fatto, nonostante vi sia una sentenza che imponga al Comune di Pisa di rivedere la circolazione alla luce degli interessi rilevanti che ci sono in gioco. Il sindaco e i dirigenti hanno dichiarato ieri, senza oltretutto dare alcuna tempistica certa, che si procederà all’attivazione di una ZTL con cui si potranno anche valutare i numeri degli accessi in quell’area dei soggetti che potranno attraversarla, rimandando ad altri, e in particolare a Toscana Aeroporti, l’onere di provvedere alla gara.
Nei fatti siamo di fronte a un “liberi tutti”, per cui da 2 anni non c’è alcun limite per le compagnie private di autobus nello svolgere questo servizio, con buona pace degli effetti negativi su un’infrastruttura come il People Mover — che ha già mostrato in questi anni tutti quei limiti che da sempre abbiamo denunciato — e della qualità dell’aria di una zona già profondamente provata dal trovarsi incuneata tra aeroporto, stazione e FI-PI-LI.
L’amministrazione Conti abdica così ancora una volta allo svolgimento di quella funzione pubblica di governo del territorio a tutela degli interessi collettivi, lasciando mano libera agli interessi privati e alle richieste ultraliberiste di Toscana Aeroporti. Siamo di fronte, infatti, a un business da centinaia di migliaia di euro che ha effetti importanti sulle casse pubbliche.
Da parte nostra continueremo a incalzare l’amministrazione comunale, visto che in più di due anni non si è ottemperato alle indicazioni della sentenza del TAR.
Non è accettabile, infatti, che le scelte di gestione del trasporto tra i 2 principali aeroporti toscani siano da un lato condizionate dalle scelte sbagliate del centrosinistra sul People Mover e dall’altro governate garantendo di fatto un monopolio a un solo operatore privato — in questo caso Caronna Tour — senza che ci sia un appalto o una regolamentazione concorrenziale e trasparente che imponga limiti alla circolazione in ragione dell’impatto negativo e inquinante che è connaturato all’attività stessa.
Conferenza Università e Territorio: rinnovato a Palazzo Gambacorti il protocollo d’intesa. Si amplia la partecipazione con l’ingresso di Cnr, Infn ed Ego-Virgo
È stato rinnovato ieri, lunedì 5 ottobre, nella Sala Baleari di Palazzo Gambacorti, il protocollo d’intesa per la Conferenza Università e Territorio (CUT), il tavolo permanente di concertazione nato per rafforzare il rapporto tra la città, il mondo universitario e il sistema della ricerca pisano.
La principale novità del nuovo protocollo è l’ampliamento della partecipazione alla CUT, con l’ingresso a pieno titolo di tre importanti realtà della ricerca pisana: Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO dell’interferometro VIRGO. I tre enti si aggiungono a Comune di Pisa, Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, DSU Toscana e Consulta Comunale degli Studenti Universitari, ampliando così il confronto tra le principali istituzioni cittadine del mondo universitario, della ricerca e del diritto allo studio e andando nella direzione di un concreto sistema unico pisano delle università e degli enti di ricerca.
A sottoscrivere il protocollo sono stati il sindaco di Pisa Michele Conti, il rettore dell’Università di Pisa Riccardo Zucchi, il professor Giuseppe Turchetti per la Scuola Superiore Sant’Anna, il professor Tommaso Pizzorusso per la Scuola Normale Superiore, Roberto Scopigno, presidente dell’Area della Ricerca di Pisa del CNR, Paolo Spagnolo, direttore della Sezione di Pisa dell’INFN, Massimo Carpinelli, direttore di EGO-Virgo, Alessandra Gemmiti per il DSU Toscana e Iris D’Alessandro, presidente della Consulta dei giovani dell’Università di Pisa. Era inoltre presente l’assessore ai Rapporti con le istituzioni universitarie del Comune di Pisa, Frida Scarpa.
La CUT rappresenta uno spazio stabile di confronto tra il Comune, il sistema universitario e gli enti di ricerca, con l’obiettivo di rafforzare il sistema universitario e della ricerca pisano, favorire una maggiore integrazione degli studenti nella città e migliorare la qualità della vita della comunità studentesca. Tra i temi di confronto rientrano le politiche abitative, la mobilità e il trasporto pubblico, le politiche sociali e culturali e ogni altra questione di interesse comune.
La Conferenza si riunirà almeno tre volte l’anno. Il protocollo ha una durata di tre anni, prorogabile per un ulteriore triennio, e conferma la possibilità di coinvolgere ulteriori enti e associazioni sulle specifiche tematiche affrontate. Sono individuati come invitati permanenti la Provincia di Pisa e l’USID – Ufficio Servizi per l’integrazione di studenti con Disabilità dell’Università di Pisa, mentre ulteriori soggetti potranno essere inseriti con il consenso unanime dei partecipanti.
Verde urbano, come devono cambiare le città? Agli Arsenali Repubblicani un confronto tra istituzioni, progettisti ed esperti
Come devono cambiare le città per rispondere alle sfide climatiche, alla perdita di biodiversità, all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di spazi pubblici accessibili, inclusivi e capaci di generare benessere? Sono questi i temi al centro di “PISA. IL PAESAGGIO IN GIOCO. Il progetto del paesaggio per l’Accessibilità, la Biodiversità, il Clima e la Longevità”, in programma giovedì 8 e venerdì 9 ottobre agli Arsenali Repubblicani di Pisa, promosso dal Comune di Pisa e organizzato da PAYSAGE con la rivista internazionale TOPSCAPE. Due giornate di confronto tra architetti, paesaggisti, ricercatori, amministratori ed esperti italiani e internazionali, accomunati da una visione del paesaggio urbano come infrastruttura ecologica e sociale, capace di integrare biodiversità, resilienza climatica, accessibilità universale, salute, gioco e qualità della vita.
«Pisa vuole dare il proprio contributo al dibattito su come le città devono cambiare per rispondere alle sfide climatiche e sociali in corso – spiega il sindaco di Pisa Michele Conti -. E lo vuole fare mettendo lo spazio pubblico al centro delle proprie politiche di sviluppo. Il convegno sarà un momento per aprire una riflessione più ampia sul futuro dello spazio pubblico e delle infrastrutture verdi, mettendo a confronto esperienze, competenze e visioni provenienti dal mondo delle istituzioni, della ricerca e della progettazione a livello internazionale. La nostra città offrirà spunti di riflessione a questa discussione non soltanto attraverso il confronto, ma anche attraverso esperienze concrete, opere verdi realizzate e una progettualità capace di trasformare le sfide ambientali e sociali in nuove opportunità per la città. Il convegno prevede proprio una visita tecnico-divulgativa al Parco di Pungilupo che rappresenta, in questo senso, un esempio concreto e particolarmente significativo di come un’infrastruttura verde possa rispondere contemporaneamente a esigenze diverse: dalla sicurezza idraulica alla tutela della biodiversità, dalla fruizione pubblica alla socialità, fino alla possibilità di offrire spazi per il gioco, il movimento e le attività all’aria aperta. È un progetto che dimostra come la natura possa diventare una componente essenziale del welfare urbano e come la qualità paesaggistica possa accompagnare e rafforzare la resilienza della città. Gli Arsenali Repubblicani, circondati dal bellissimo Parco della Cittadella, saranno per due giornate uno spazio di dialogo e di condivisione, con l’obiettivo di mettere a confronto esperienze di istituzioni e progettisti di tutto il mondo, accomunate dall’esigenza di mettere la natura al centro della trasformazione delle nostre città».
SABATO 8 OTTOBRE: LONGEVITÀ, ACCESSIBILITÀ E NUOVI MODELLI DI PARCO URBANO
La prima giornata prevede una visita al Parco di Pungilupo, la cui realizzazione si è appena conclusa, restituendo alla città un nuovo spazio pubblico nel quale movimento all’aria aperta, gioco e attività si integrano con una struttura paesaggistica concepita a partire dalle sfide del cambiamento climatico, attraverso un sistema di infrastrutture verdi e blu.
Il parco sarà presentato da Fabio Daole, dirigente del Comune di Pisa, insieme a Damiano Remorini, Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca per lo Studio degli Effetti del Cambiamento Climatico dell’Università di Pisa, che ne approfondirà il ruolo come laboratorio di mitigazione climatica, biodiversità e gestione delle acque.
La riflessione si allargherà quindi alla longevità, intesa sia come capacità dello spazio pubblico di sostenere autonomia, salute e relazioni lungo l’intero arco della vita, sia come necessità di programmare nel tempo la cura e il rinnovo del patrimonio arboreo. António Carvalho, responsabile scientifico di A4A – Architecture for Ageing Lab del Politecnico di Milano, affronterà il tema della città della longevità, mentre Marta Buffoni, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Pisa, Lucca e Massa Carrara, si concentrerà sulla continuità dei servizi ecosistemici del patrimonio arboreo.
Un altro tema centrale sarà quello dell’accessibilità e dell’inclusione nel progetto del paesaggio, con gli interventi di Nicola Marzano e Rodolfo Dalla Mora di SIDiMa, dedicati all’autonomia e alla piena partecipazione nello spazio pubblico. Ulrich Scheffler, Managing Director di Kaiser & Kühne, approfondirà invece il progetto delle aree gioco tra qualità, sicurezza e inclusione, accanto ai contributi di Francesco Pacini, Managing Director di Innocenti e Mangoni Piante, e delle realtà coinvolte nella realizzazione e gestione dei parchi.
La giornata si concluderà con una visita tecnico-divulgativa al Parco di Pungilupo e al Parco di Mau, accompagnata dai progettisti di Kaiser & Kühne, dedicata al rapporto tra progetto, pedagogia, gioco e inclusione.
DOMENICA 9 OTTOBRE: CITTÀ GIOCABILE, NATURA URBANA, CLIMA E NUOVI PAESAGGI
La seconda giornata allargherà il confronto alle principali traiettorie contemporanee del progetto del paesaggio urbano.
Uno dei temi centrali sarà quello della città giocabile, intesa come qualità diffusa dello spazio urbano. Anna Costa, paesaggista e docente TESAF dell’Università di Padova, aprirà la riflessione sul rapporto tra natura, gioco e apprendimento. Quentin Stevens, Professor of Urban Design alla RMIT University di Melbourne e autore di The Ludic City, per la prima volta in Italia, proporrà una lettura dello spazio pubblico come luogo di gioco, esplorazione e interazione sociale.
Con lui, Alessandra Aires, architetto del paesaggio del Comune di Torino, porterà l’esperienza della città giocabile; Daniel Gass, Partner di Ballistic Architecture Machine – BAM, presenterà il paesaggio urbano come dispositivo aperto all’azione e all’appropriazione collettiva; mentre Livia Pietropoli, paesaggista presso BASE – Paysage et Urbanisme, affronterà il rapporto tra rischio, immaginazione e libertà nel progetto degli spazi pubblici. Frida Scarpa, Assessore allo Sport del Comune di Pisa, approfondirà infine il ruolo delle attrezzature sportive nelle aree verdi.
Sul fronte dell’inclusione, Erica Isa Mosca, architetta e PhD in Design for All, presenterà principi e strumenti dell’Universal Design applicati allo spazio pubblico.
Il programma entrerà quindi nel cuore del rapporto tra natura urbana, clima e salute, nel quadro della Nature Restoration Regulation. Paolo Bellocci, responsabile dello sviluppo e cura del verde del Comune di Prato, e Gianluca Ottaviani, Direttore Operativo di Euroambiente, affronteranno il tema del ciclo di vita e del rinnovo programmato del patrimonio arboreo.
Terenzio Zenone, ricercatore CNR-IRET, approfondirà il ruolo della vegetazione nella mitigazione delle temperature urbane; Marc Montlleó, Director of Environment, Energy and Data di Barcelona Regional, presenterà il Piano Natura di Barcellona; mentre Annarita Lapenna, ricercatrice del Politecnico di Milano, illustrerà il ruolo strategico dei Piani Urbani della Natura nell’attuazione della Nature Restoration Regulation. A seguire, Bartolomeo Schirone, Presidente della Società Italiana di Restauro Forestale e Ambientale, ed Ermes Lo Piccolo, ricercatore dell’Università degli Studi di Firenze, affronteranno rispettivamente il tema delle microforeste urbane e quello della selezione delle specie arboree più resilienti agli scenari climatici futuri.
La riflessione sui nuovi paesaggi urbani proseguirà con Francesca Benedetto, Design Critic in Landscape Architecture presso la Harvard University Graduate School of Design e founder di YellowOffice. Il tema della luce nello spazio pubblico, tra accessibilità, comfort, sicurezza e tutela della biodiversità notturna, sarà invece approfondito da Lorella Marconi e Cinzia Todeschini, LaLuceArchitettura, e da Fabio Daole con il caso dei parchi della Cittadella di Pisa.
A chiudere il programma sarà la sessione “Call for Project. Idee, strategie e visioni in primo piano”, con una selezione di esperienze dedicate a biodiversità, salute, inclusione, rigenerazione urbana e nuovi modelli di spazio pubblico. Interverranno Egizia Gasparini, socio fondatore di Dodi Moss; Paola Limoncin, Research Fellow dell’Università degli Studi di Trieste; Gianfranco Franchi, paesaggista e architetto di FRANCHI+ASSOCIATI; Antonello Piccirillo, architetto di 1AX Architetti Associati; Alberto Giuntoli, paesaggista dello Studio Bellesi Giuntoli; e Andrea Mannocci, Senior Partner di AND Studio Architects Italia.
PISA. IL PAESAGGIO IN GIOCO vuole così costruire un confronto concreto sul ruolo del paesaggio nella trasformazione della città contemporanea: non più complemento dello spazio urbano, ma infrastruttura capace di integrare adattamento climatico, biodiversità, accessibilità, salute, inclusione e qualità della vita. Previsti crediti formativi per Architetti, Agronomi, Agrotecnici e Periti Agrari.
“Progetto FairPlay: da quasi dieci anni al fianco dei giovani. Perché ripartire da zero quando sul territorio esiste già un progetto che funziona?”
Ecco il comunicato del Gruppo Paim
Pisa, 4 ottobre 2026. Un progetto strutturato contro il disagio giovanile, il bullismo e il cyberbullismo, con interventi nelle scuole,
coinvolgimento di studenti, famiglie e insegnanti, attività di sensibilizzazione, formazione e sportelli di ascolto.
È il nuovo progetto quadriennale promosso dall’assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Pisa e realizzato con
la cooperativa sociale Arnera, articolato nei percorsi “Giovani in ascolto” e “Giovani e bullismo”.
Nella presentazione ufficiale del 1° ottobre, il Comune ha sottolineato in particolare un elemento di novità: «È la prima
volta che il Comune di Pisa attua un progetto di questo tipo con una durata quadriennale», evidenziando la
volontà di costruire percorsi strutturati e continuativi rivolti ai giovani.
Ed è proprio qui che nasce una domanda.
Perché a Pisa un’esperienza strutturata con obiettivi in larga parte analoghi esiste già da quasi dieci anni.
Si chiama FairPlay ed è un progetto promosso da Gruppo Paim che negli anni ha lavorato sulla prevenzione del
disagio giovanile, sul bullismo e sul cyberbullismo, coinvolgendo ragazzi, scuole, insegnanti e famiglie e mettendo a
disposizione anche uno sportello gratuito di ascolto psicologico.
Non solo. Il rapporto con il Comune di Pisa su questi temi non è una novità.
Nel 2024 era stato lo stesso Comune a presentare ufficialmente “Fare Squadra”, progetto realizzato in
collaborazione con Gruppo Paim per «sensibilizzare, prevenire e contrastare fenomeni di bullismo e cyberbullismo,
sia nelle scuole che nelle associazioni sportive». Il progetto prevedeva anche la formazione di peer educator e attività
nelle classi e nel mondo dello sport. Nello stesso comunicato istituzionale, l’allora assessore Riccardo Buscemi
auspicava la prosecuzione dell’esperienza attraverso stanziamenti regionali «da integrare con fondi del Comune».
È quindi difficile non interrogarsi sulla scelta di avviare oggi un nuovo percorso che presenta numerosi elementi già
sperimentati sul territorio, anziché partire dal patrimonio di esperienza, relazioni e competenze costruito negli anni.
La questione non è mettere in discussione l’utilità di nuove risorse destinate ai giovani. La questione è comprendere
perché esperienze già esistenti, conosciute dalle istituzioni e sostenute negli anni anche attraverso
collaborazioni con il Comune non siano state messe al centro di una progettazione capace di dare continuità e
maggiore forza a quanto già realizzato.
FAIRPLAY: QUASI DIECI ANNI DI LAVORO SUL TERRITORIO
FairPlay nasce nel 2017 e negli anni ha sviluppato un modello di intervento che coinvolge non soltanto ragazze e
ragazzi, ma l’intera comunità educante: famiglie, insegnanti, scuole e professionisti.
Il progetto interviene attraverso laboratori nelle classi, attività di prevenzione e sensibilizzazione, formazione, incontri
pubblici e uno sportello gratuito di ascolto psicologico, creando uno spazio accessibile nel quale adolescenti e
famiglie possano chiedere aiuto, confrontarsi e trovare un sostegno professionale.
E a raccontare l’impatto del Progetto FairPlay sono anche i numeri.
Solo nell’ultimo anno rendicontato, FairPlay ha coinvolto 70 classi e circa 1.400 studenti, attraverso 280 incontri in
aula e circa 420 ore di attività educativa.
Lo sportello di ascolto psicologico ha inoltre raggiunto 160 persone: 60 bambini e adolescenti, 55 insegnanti e 45
familiari, con circa 100-120 ore di ascolto e consulenza psicologica. A queste attività si aggiungono 20 incontri
pubblici e tematici rivolti a scuole, insegnanti e cittadinanza e 8 incontri di socializzazione.
Numeri dietro ai quali ci sono soprattutto persone: adolescenti che hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto, genitori
che hanno potuto confrontarsi con un professionista, insegnanti supportati nell’affrontare situazioni complesse e intere
classi coinvolte in percorsi dedicati alle relazioni, alla gestione dei conflitti, al bullismo, al cyberbullismo e all’uso
consapevole delle tecnologie.
FREGGIA: «LA MANO DESTRA DEVE SAPERE COSA FA LA SINISTRA»
«Siamo contenti che il Comune decida di investire risorse sul disagio giovanile, sul bullismo e sul cyberbullismo. È un
tema troppo importante per trasformarlo in una contrapposizione tra progetti», afferma Giancarlo Freggia, presidente
di Gruppo Paim.
«Ma proprio per questo non possiamo ignorare un dato: FairPlay lavora su questi temi da quasi dieci anni e lo
stesso Comune di Pisa conosce bene questa esperienza e ha collaborato con noi anche in progettualità
dedicate al bullismo e al cyberbullismo. Quando oggi viene presentato un nuovo percorso come un elemento di forte
innovazione, la domanda sorge spontanea: la mano destra sa cosa fa la sinistra?».
«Non chiediamo di fermare nuove iniziative», prosegue Freggia. «Chiediamo qualcosa di molto più semplice: prima di
creare percorsi paralleli, guardiamo a ciò che il territorio ha già costruito, misuriamone i risultati e utilizziamo le
nuove risorse per rafforzarlo, integrarlo e farlo crescere. Altrimenti il rischio è frammentare fondi, professionalità ed
energie che potrebbero invece lavorare insieme».
COTRONEO: «UN PATRIMONIO DI RELAZIONI COSTRUITO IN ANNI DI LAVORO»
«FairPlay non è soltanto un insieme di attività, ma un patrimonio di relazioni costruito nel tempo», sottolinea la dott.ssa
Simona Cotroneo, psicologa e psicoterapeuta.
«In questi anni siamo entrati nelle classi, abbiamo incontrato insegnanti e genitori e soprattutto abbiamo ascoltato
moltissimi ragazzi. Alcuni hanno trovato attraverso il progetto il coraggio di raccontare per la prima volta una difficoltà e
di chiedere aiuto. Questa fiducia non nasce dall’oggi al domani: è il risultato della continuità e della presenza sul
territorio».
«Per questo credo che nuove risorse e nuove progettualità possano rappresentare un’opportunità, purché siano capaci
di dialogare con ciò che esiste. Non servono esperienze contrapposte, ma una rete nella quale competenze,
servizi e professionalità possano rafforzarsi reciprocamente, mantenendo al centro i bisogni reali dei ragazzi e
delle loro famiglie».
NON RIPARTIRE DA ZERO
Il punto, dunque, non è stabilire quale progetto debba prevalere sull’altro.
È chiedersi se, quando esiste un’esperienza attiva da quasi dieci anni, conosciuta dalle istituzioni e capace di
documentare il proprio impatto, la scelta più efficace per la città sia costruire un nuovo percorso parallelo oppure
mettere in rete e potenziare ciò che è già stato costruito.
Perché innovare non significa necessariamente ricominciare.
Può significare anche riconoscere ciò che funziona, dargli continuità, far convergere le risorse e permettergli di
raggiungere ancora più ragazzi.
FairPlay chiede questo: che quasi dieci anni di lavoro, relazioni, professionalità e risultati sul territorio pisano
non vengano semplicemente ignorati.
San Giuliano, una targa in Consiglio comunale per ricordare Fabrizio Ferri
San Giuliano Terme. Una targa per ricordare Fabrizio Ferri, ex vicepresidente del consiglio comunale oltreché consigliere di Fratelli d’Italia, scomparso il 19 giugno scorso, all’età di 46 anni. Sarà apposta lì nella sala consiliare, “quale segno di riconoscenza per il contributo reso all’ente, la sua correttezza la passione civile e l’attenzione verso i cittadini” come recita il testo della mozione presentata da Francesco Macchiarulo, amico di Ferri e capogruppo di FdI.
Un atto dovuto che, forse, non sarebbe neppure una notizia se non fosse per il modo in cui si è arrivati alla decisione. Perché la mozione non è stata solo approvata all’unanimità, ma anche sottoscritta da tutti i consiglieri comunali, uniti nel ricordo di Fabrizio Ferri.
Emblematiche al riguardo le parole del sindaco Matteo Cecchelli: “Fabrizio per me è stato anche un amico fin dai tempi delle scuole medie, ma soprattutto è stato una persona per bene, che nel suo impegno, in consiglio comunale come nella parrocchia di Ghezzano ha sempre messo davanti a tutto il bene della comunità – ha detto il sindaco Matteo Cecchelli-. Persone del genere sono un esempio di reale e profondo impegno civico ed è, non solo giusto ma anche doveroso, che il Comune ne preservi il ricordo e la memoria nella sala consiliare, quella che Fabrizio ha frequentato a lungo e anche la più rappresentativa di un’amministrazione comunale”.
“Credo che quanto avvenuto, rappresenti un grande riconoscimento da parte di tutto il consiglio comunale nei confronti di un collega e, per tanti, di un vero amico, quale è stato Fabrizio Ferri.- aggiunge il capogruppo di FdI Francesco Macchiarulo-. La mozione che ho presentato è un atto di profonda riconoscenza nei suoi confronti: sentivo di doverglielo, con tutto il cuore, per il suo impegno, la serietà e il senso di responsabilità. Ma la soddisfazione maggiore è stata vedere che tutti i consiglieri presenti, sia di minoranza che di maggioranza, non solo hanno votato a favore della mozione, ma hanno anche voluto sottoscriverla. In quel momento non ho visto differenze tra gruppi politici né idee divergenti, ma soltanto un gruppo di donne e uomini uniti da un unico sentimento e da un pensiero condiviso – ha concluso Macchiarulo-. Fabrizio Ferri, ancora una volta, è riuscito, anche se per poco tempo, a unire tutti noi consiglieri in un unico pensiero e in una decisione comune.”
Concessioni, Sib Confcommercio: “L’incertezza è anche peggio della Bolkestein”
“Il bando tipo è un atto utile, ma si inserisce in un contesto legislativo ancora poco chiaro, che non assicura né l’esercizio ordinato delle funzioni amministrative né la corretta applicazione della Direttiva Bolkestein”.
Il presidente del Sib Confcommercio Pisa Fabrizio Fontani evidenzia il quadro di profonda incertezza che sta continuando a caratterizzare il tema delle concessioni. “Già nel bando tipo restano numerose criticità in tema di indennizzi, offerta economica e requisiti di partecipazione, tutti elementi che sono frutto perlopiù del quadro normativo vigente (art. 1 n. 166/2024 modificativa degli artt. 3 e 4 della legge n. 118/2022). La stessa incertezza la viviamo sulla Bolkestein, dato che la recente giurisprudenza ha evidenziato la necessità di un previo accertamento della “scarsità della risorsa”, la validità di talune proroghe al 2033 e i possibili “motivi imperativi di interesse generale” a tutela delle aziende attualmente operanti”.
“Gli elementi nebulosi insomma restano troppi e c’è necessità e urgenza che il bando tipo sia accompagnato da un intervento normativo chiarificatore della politica e delle istituzioni, così come richiesto formalmente dal Sib al Governo lo scorso 26 settembre. L’attuale incertezza normativa rischia di produrre effetti persino peggiori di una scorretta applicazione della Direttiva Bolkestein. La nostra categoria è stata purtroppo illusa e abbandonata dalle forze politiche e dal Governo che a suon di mancate promesse di fatto ci ha tradito e deluso, perdendo completamente la fiducia degli imprenditori che hanno lavorato e investito per anni garantendo accoglienza, servizi e sicurezza sulle nostre coste. Ci aspettiamo almeno un minimo segnale di attenzione in questa situazione kafkiana”.
“I tempi sono stringenti – avverte il presidente del Sib Confcommercio Pisa – il rischio è che, mentre prosegue il confronto istituzionale sul bando tipo tra Ministeri, Regioni ed Enti locali, questi ultimi (come sta già accadendo dalla Liguria alla Romagna) procedano in ordine sparso con la pubblicazione di bandi disomogenei e dannosi per l’intero settore”
“In questo contesto bene ha fatto il Comune di Pisa ad attendere i contenuti del bando, sicuramente la strada giusta per garantire un procedimento corretto e trasparente, a tutela di realtà che rappresentano un’eccellenza del Litorale pisano e un punto di riferimento all’insegna della qualità e dell’accoglienza per i numerosi clienti e visitatori. Ogni eventuale fuga in avanti aggiungerebbe ulteriori nubi sui balneari, che in questi anni di incertezza ne hanno vissuta fin troppa” conclude Fontani
Rivolta al Don Bosco/1: il comunicato del sindaco Conti
Il sindaco di Pisa Michele Conti interviene sulla rivolta dei detenuti nel carcere Don Bosco:
«Questa mattina ho parlato con la direttrice del carcere Don Bosco, Alice Lazzarotto, che ha gestito una situazione molto complessa con grande efficacia e professionalità. A lei, agli agenti della Polizia Penitenziaria e a tutte le Forze dell’Ordine intervenute va il mio ringraziamento per aver riportato la situazione alla normalità evitando conseguenze ancora più gravi.
Fin dalla serata di ieri sono rimasto in costante contatto con il Prefetto, seguendo l’evolversi degli eventi e lavorando in raccordo con le istituzioni preposte. Questa mattina ho sentito anche il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, che mi ha dato la propria disponibilità a venire personalmente in visita al carcere di Pisa. Sarà un’occasione importante per verificare direttamente le criticità del Don Bosco e confrontarci con chi vi lavora ogni giorno.
Il Governo ha ereditato una pesante situazione delle carceri italiane, ma sta affrontando il problema con interventi concreti: dalle sezioni disciplinari per gestire i detenuti violenti al potenziamento delle unità cinofile contro l’ingresso di droga e materiale illecito, fino ai sistemi anti-drone e alle nuove tecnologie per impedire l’utilizzo abusivo dei telefoni cellulari. Proprio nei giorni scorsi a Secondigliano è stato sperimentato con successo un sistema di inibizione delle comunicazioni che il Ministero intende progressivamente estendere agli istituti penitenziari dove sarà possibile farlo, con l’auspicio che possa essere attivato anche a Pisa.
A queste misure si aggiungono gli investimenti sull’edilizia penitenziaria – un piano da 10 mila posti in più entro il 2027 – e il rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria. Il problema delle carceri viene da lontano e non esistono soluzioni semplici o immediate, occorre però continuare sulla strada intrapresa dal Governo che mette in campo risorse per rendere più adeguate le strutture e per potenziare il personale, misure necessarie per tutelare chi ogni giorno svolge all’interno degli istituti penitenziari un lavoro difficile e fondamentale per lo Stato».
Rivolta al Don Bosco/2: l’ex assessore Gabriella Porcaro
Ecco il comunicato dell’avvocato Gabriella Porcaro, ex assessore del Comune di Pisa

La rivolta avvenuta questa notte al carcere Don Bosco non può essere considerata soltanto un episodio di cronaca. È un campanello d’allarme che impone alla politica e alle istituzioni di interrogarsi sulle condizioni complessive dell’istituto e, più in generale, sul funzionamento del sistema penitenziario. Secondo le prime ricostruzioni, la tensione sarebbe esplosa anche dopo il ritrovamento di microspie all’interno delle celle.
Saranno gli accertamenti a chiarire dinamica e responsabilità. Ma, al di là dell’episodio specifico, i problemi strutturali del Don Bosco sono noti e non possono più essere rinviati. Nell’istituto sono presenti 303 detenuti a fronte di 195 posti regolamentari, con 108 persone in più rispetto alla capienza prevista.
A questo si aggiungono le criticità rilevate dall’ASL Toscana Nord Ovest: spazi insufficienti, celle nelle quali non sarebbero garantiti i tre metri quadrati calpestabili per persona, bagni non sempre adeguatamente separati dagli spazi di pernottamento, infiltrazioni, muffe, barriere architettoniche e condizioni igienico-sanitarie problematiche. Particolarmente preoccupante è la situazione della cucina, descritta dall’ASL come caratterizzata da fatiscenti condizioni strutturali e pessime condizioni igienico-sanitarie.
Di fronte a questo quadro non è più sufficiente intervenire soltanto quando la situazione precipita. Serve un piano straordinario per il Don Bosco, capace di affrontare insieme sovraffollamento, condizioni strutturali, sicurezza, personale e assistenza sanitaria.
SANITÀ E SALUTE MENTALE Una delle questioni centrali è quella della sanità penitenziaria. Servono medici, psichiatri, psicologi, infermieri e professionisti della salute mentale in numero adeguato e con una presenza effettiva e continuativa. Occorre inoltre verificare se vincoli normativi, incompatibilità e condizioni di impiego stiano rendendo più difficile il reperimento di professionisti disponibili a lavorare negli istituti penitenziari. La risposta a eventuali criticità organizzative non può essere scaricata sulle persone detenute, sugli operatori sanitari o sulla Polizia Penitenziaria. Allo stesso modo, il carcere non può diventare il luogo nel quale vengono gestite persone con gravi problematiche psichiatriche semplicemente perché mancano alternative territoriali. È necessario rafforzare i servizi territoriali e potenziare le REMS, garantendo personale specializzato, risorse e strutture adeguate. Anche il privato sociale può contribuire alla costruzione di percorsi terapeutici, riabilitativi e di reinserimento, attraverso procedure trasparenti, standard rigorosi e un controllo pubblico effettivo.
POLIZIA PENITENZIARIA: TUTELARE CHI GARANTISCE LA SICUREZZA Non può essere dimenticato chi ogni giorno lavora all’interno del carcere per garantire sicurezza e gestione dell’istituto. La Polizia Penitenziaria opera in un contesto reso ancora più complesso dal sovraffollamento, dalla tensione e dalla presenza di problematiche psichiatriche. Servono organici adeguati, dotazioni, formazione, supporto professionale e condizioni di lavoro sostenibili. Garantire la sicurezza di chi lavora nel carcere significa rendere più sicuro l’intero istituto.
SOVRAFFOLLAMENTO E REINSERIMENTO Il sovraffollamento deve essere affrontato concretamente. Servono nuovi spazi e strutture penitenziarie dignitose, ma anche interventi di ristrutturazione, manutenzione e messa in sicurezza degli istituti esistenti. Ma costruire nuove carceri non può essere l’unica risposta. Occorre intervenire anche sull’esecuzione della pena, garantendo lavoro, formazione, istruzione, assistenza sanitaria, salute mentale e percorsi individualizzati di reinserimento. La funzione rieducativa della pena e la prevenzione della recidiva sono elementi fondamentali di una politica della sicurezza seria e lungimirante.
LA DICHIARAZIONE “Il Don Bosco non ha bisogno di slogan, ma di interventi concreti. Servono strutture dignitose, personale adeguato, assistenza sanitaria e attenzione alla salute mentale, tutelando anche chi ogni giorno garantisce la sicurezza dell’istituto. Sicurezza e dignità devono procedere insieme. Ora servono risposte, risorse e tempi certi: non possiamo aspettare la prossima emergenza. Un ringraziamento particolare va alla direttrice del carcere, dott.ssa Alice Lazzarotto, e alla garante dei diritti delle persone detenute, avv. Valentina Abu Awwad, per la competenza, la professionalità e l’impegno dimostrati nel dialogo e nella mediazione con i detenuti durante la situazione di tensione.”
Rivolta al Don Bosco/3: Nadia Di Rocco, “La tensione non può essere ignorata”
Ecco il comunicato di Nadia Di Rocco, presidente dell’Associazione Quei Bravi Ragazzi Family
Le immagini della protesta nel carcere Don Bosco di Pisa hanno riportato sotto i riflettori la crescente tensione all’interno degli istituti penitenziari italiani.
Nadia Di Rocco, presidente dell’associazione Quei Bravi Ragazzi Family, ha seguito direttamente la diretta trasmessa online da alcuni detenuti durante la protesta e ha rivolto loro diversi appelli affinché la situazione non degenerasse.
«Ho assistito in diretta a quelle immagini e sono rimasta profondamente preoccupata. Ho sentito il dovere di parlare ai detenuti e invitarli a non mettere a rischio la propria vita e quella degli altri. Ma ciò che hanno raccontato non può essere ignorato».
LE DENUNCE DEI DETENUTI: “IGIENE, SANITÀ E FARMACI”. Durante la diretta, i detenuti hanno denunciato anche problemi legati alle condizioni igieniche e sanitarie dell’istituto, riferendo difficoltà nell’accesso all’assistenza medica e alla disponibilità di farmaci.
Nel corso delle loro testimonianze è stata inoltre segnalata la presenza di casi di scabbia.
Si tratta di dichiarazioni rese pubblicamente dai detenuti e che, proprio per la loro gravità, necessitano di immediate verifiche da parte delle autorità competenti.
«Se una persona detenuta denuncia di non riuscire ad avere cure, farmaci o condizioni igieniche adeguate – sottolinea Di Rocco – non possiamo limitarci ad ascoltare e poi voltare pagina. Bisogna verificare, accertare e, se necessario, intervenire».
PISA: 303 DETENUTI PER 195 POSTI. A rendere ancora più delicato il quadro è il sovraffollamento.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 19 settembre 2026, la Casa circondariale di Pisa dispone di 195 posti regolamentari a fronte di 303 detenuti.
Una condizione che inevitabilmente aumenta la pressione all’interno dell’istituto e rende ancora più complessa la gestione quotidiana sia per la popolazione detenuta sia per il personale penitenziario.
L’ARTICOLO 27 DELLA COSTITUZIONE. Nadia Di Rocco richiama anche il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.
«Il carcere deve garantire sicurezza e rispetto delle regole, ma deve anche offrire un percorso concreto di trattamento, responsabilizzazione, formazione, lavoro e reinserimento sociale. La rieducazione non può rimanere soltanto un principio scritto nella Costituzione».
L’APPELLO AL MINISTRO NORDIO. L’associazione chiede al Ministero della Giustizia un confronto urgente sulle condizioni degli istituti penitenziari, con particolare attenzione al sovraffollamento, all’assistenza sanitaria, all’igiene e ai percorsi di trattamento.
«Non chiediamo privilegi per nessuno. Chiediamo che vengano rispettati i diritti previsti dalla legge e che siano tutelati anche gli agenti della Polizia Penitenziaria, che ogni giorno lavorano in condizioni difficili».
Poi l’appello diretto al Ministro:
««Ministro Nordio, ascolti ciò che sta accadendo prima che sia troppo tardi. Non aspettiamo che una protesta si trasformi in una tragedia. Verifichi le condizioni che vengono denunciate e dia risposte concrete. Il carcere non può essere ricordato soltanto quando esplode un’emergenza».»
Nadia Di Rocco e l’associazione Quei Bravi Ragazzi Family continueranno a dare voce alle famiglie e a chiedere alle istituzioni attenzione, confronto e interventi concreti sul sistema penitenziario.
Rivolta al Don Bosco/4: il comunicato di Bruni (Pd)
La protesta scoppiata ieri sera, nella Casa circondariale Don Bosco di Pisa è rientrata soltanto all’alba, dopo ore di trattativa e grazie ai mediatori della Polizia penitenziaria che hanno svolto un importante lavoro affinché la situazione non scivolasse ulteriormente verso il peggio. Secondo le prime ricostruzioni, alcune decine di detenuti hanno preso il controllo di una parte del secondo reparto giudiziario dopo la scoperta nelle celle di presunte microspie.
Ieri sera siamo stati a lungo davanti al Don Bosco, insieme ai volontari del carcere e vicini ai familiari dei detenuti. Da quando siamo arrivati fino al momento in cui siamo andati via abbiamo contato almeno otto ambulanze entrare e uscire dalla struttura.
I familiari presenti hanno mostrato fotografie di detenuti con il corpo segnato da numerose punture di cimici e con importanti lesioni cutanee, alcune delle quali venivano indicate come possibili manifestazioni di scabbia. Già il 20 settembre una familiare aveva denunciato la presenza nel Don Bosco di topi, blatte e cimici nei letti, oltre a muffa, sporcizia e gravi problemi di igiene. Una relazione della Asl del 19 agosto aveva inoltre segnalato tracce di topi nelle cucine, muffe, cimici da letto e celle con meno di tre metri quadrati disponibili per persona.
Antigone, nel suo rapporto di metà anno pubblicato ad agosto, aveva indicato espressamente Pisa tra gli istituti in cui erano state riscontrate infestazioni di cimici da letto e aveva parlato di condizioni “al limite della sopravvivenza”, dentro un quadro di sovraffollamento ormai strutturale, riconoscendo Pisa e Sollicciano come due delle situazioni più critiche della Toscana.
Un carcere sovraffollato, nel quale vengono denunciate cimici, topi, muffe e condizioni igieniche insufficienti, non è un problema soltanto per chi vi è detenuto. È un problema per chi vi lavora, per le famiglie e per tutta la città. Il 16 ottobre, come Giovani Democratici, abbiamo già programmato una visita alla Casa circondariale Don Bosco. Dopo la notte di ieri quella visita assume un valore ancora maggiore.
La protesta è terminata. I problemi che l’hanno innescata, invece, sono ancora tutti lì. E sarebbe il peggiore degli errori pensare che, chiusi i cancelli e spente le sirene, si possa semplicemente tornare alla normalità.
Rivolta al Don Bosco/5: Fanfani, “Interventi urgenti o la sicurezza resterà un’illusione“
Il Garante dei detenuti della Toscana sulla notte di tensione a Don Bosco: “Il sovraffollamento e l’assenza di speranza scatenano le proteste. Governo e DAP intervengano sul degrado prima che sia troppo tardi”
“La protesta scoppiata questa notte nel carcere di Pisa è il sintomo evidente di una situazione non più sostenibile, sia a livello nazionale sia negli istituti della nostra regione”. Ad affermarlo è il Garante dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, commentando i disordini che hanno coinvolto una sezione dell’istituto penitenziario pisano.
“Al di là della causa scatenante immediata legata, da quanto si apprende, al ritrovamento di microspie all’interno di una cella, la vera matrice della protesta, che ha visto coinvolte circa sessanta persone, risiede nelle condizioni di profondo degrado in cui versa il sistema carcerario e nella quotidiana invivibilità delle strutture” prosegue Fanfani.
“Nelle nostre carceri ormai manca tutto: dallo spazio minimo vitale per ogni individuo a condizioni igienico-sanitarie degne di questo nome, fino alla carenza di percorsi formativi, di scolarizzazione e di reali strutture di reinserimento. Quando viene a mancare la prospettiva del futuro, viene meno anche la speranza, e in un contesto simile qualsiasi pretesto può trasformarsi nella scintilla che scatena la reazione”.
Il Garante ha voluto inoltre evidenziare la gestione dei momenti di tensione: “Va dato atto del senso di responsabilità dimostrato sia dal personale di polizia penitenziaria sia dai detenuti se, nonostante l’intervento dei reparti antisommossa, la situazione non è degenerata e non si sono registrati episodi gravi”. “È indispensabile – conclude Fanfani – che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e il Governo prendano finalmente atto della drammatica realtà degli istituti di pena. Servono misure immediate per abbattere il sovraffollamento e per restituire alle carceri una funzione di effettivo reinserimento sociale, come previsto dalla Costituzione. Continuare su questa strada senza interventi strutturali significa solo sprecare risorse pubbliche e tempo sull’altare di una falsa sicurezza formale”.
Rivolta al Don Bosco/5: Diritti in Comune, “Il sovraffollamento è una responsabilità politica”
Ecco il comunicato di Diritti in Comune.
La rivolta nata all’interno del carcere Don Bosco è il frutto purtroppo inevitabile di scelte politiche che da anni ritengono le politiche di investimento sulle carceri del tutto secondarie.
Se, infatti, la pena non può mai essere contraria al senso di umanità, ci dobbiamo chiedere che cosa stiamo facendo per alleviare la sofferenza delle persone private della libertà personale.
Perché scontare la pena in una struttura come quella del carcere Don bosco non può che essere una sofferenza ed anche – e sopratutto – perché a patire quella sofferenza sono delle persone.
Questa riflessione che dovrebbe essere scontata appare tutt’altro che chiara e cogente per le autorità che potrebbero adoperarsi per una prospettiva di cambiamento e, tra queste, anche l’amministrazione comunale.
Lo abbiamo denunciato da tempo, lo abbiamo ripetuto proponendo un esposto alla asl e abbiamo raccontato i drammatici esiti della relazione dell’azienda sanitaria.
Le parole delle associazioni, dei volontari e delle volontarie, del cappellano, sono state tutte ascoltate più volte anche nel corso delle commissioni consiliari e da quei racconti, da tempo, abbiamo provato ad avanzare una proposta operativa per la realizzazione di un tavolo permanente che possa essere luogo per pensare e costruire politiche che incidano davvero sulle difficoltà di vita della popolazione detenuta dentro e fuori le mura.
La necessità di rimettere al centro le persone private della libertà personale e la dignità delle loro vite è cruciale, come hanno avuto modo di sottolineare anche la Direttrice del carcere e la Garante per i diritti delle persone private della libertà personale quando sono state sentite in commissione. In carcere ci sono molte persone nei cui confronti lo stato sociale e i servizi hanno fallito. La responsabilità del sovraffollamento è collettiva: alle dichiarazioni di vicinanza deve sostituirsi l’assunzione pubblica di impegni concreti e verificabili.
Ancora una volta quindi insistiamo nel chiedere che esista un luogo permanente dove i soggetti che interagiscono con il carcere si confrontino con l’amministrazione comunale per attuare proposte politiche che, partendo da alcuni temi chiari e su cui l’ente ha competenza, possono incidere sul reinserimento lavorativo, sulla casa e sulla salute. Vista l’urgenza e la situazione di emergenza, chiediamo con forza che la Regione partecipi al tavolo con le proprie competenze: il tema non è solo agire per garantire dignità alle persone recluse, ma costruire le condizioni perchè in carcere ci si entri sempre meno o ne si esca con progetti di sostegno e di vera inclusione sociale, unica via efficace per abbattere la recidiva.
Insomma, occorre cooperazione e interventi urgenti, non slogan repressivi e marginalizzanti né nascondersi dietro allo spacchettamento di competenze per giustificare un immobilismo inaccettabile che ingenera sofferenza nella popolazione detenuta e a rischi per chi, volontario o meno, dentro al carcere opera o lavora.
Incrocio tra Via San Iacopo e Via delle Palanche, Mazzarri: “Interventi concreti dopo gli annunci”

San Giuliano, 1 ottobre 2026. Ecco il comunicato di Elisabetta Mazzarri (consigliera comunale Gruppo Consiliare Civico)
A seguito delle continue e preoccupate segnalazioni di tanti cittadini e cittadine sulla pericolosità dell’incrocio tra Via San Iacopo e Via delle Palanche — da tempo teatro di troppi incidenti stradali — torna ad accendersi il dibattito sulla sicurezza viaria a San Giuliano Terme.
«È noto che la lista civica di maggioranza San Giuliano Terme Futura si sia fatta promotrice di incontri con la Provincia di Pisa. Nello specifico hanno portato la questione al tavolo provinciale con il consigliere Matteo Puccioni che
ha riconosciuto la pericolosità del nodo viario, prospettando come soluzione l’installazione di un semaforo. Tuttavia, ad oggi, nonostante i tavoli istituzionali, i contatti avviati e le dichiarazioni di intenti, la criticità e la pericolosità dell’incrocio permangono del tutto inalterate, con forte ed ovvia preoccupazione da parte di residenti e automobilisti.
Auspico che accendere nuovamente i riflettori su questo tema sia di stimolo decisivo per far avanzare il confronto dai tavoli politici ai cantieri veri e propri. Oltre a segnalare formalmente il problema a chi di dovere, chiedo che le disponibilità espresse si trasformino rapidamente in atti operativi: la tutela dei cittadini che percorrono quotidianamente Via San Iacopo e Via delle Palanche non può più attendere.»
Segnalazione sulla sicurezza della Via Tosco-Romagnola a San Benedetto a Settimo
Ecco la segnalazione del lettore Claudio Lepore.
Sono residente a San Benedetto a Settimo e desidero segnalare una situazione di preoccupazione relativa alla sicurezza della Via Tosco-Romagnola, nel tratto abitato della frazione.
La strada è interessata da un traffico intenso e, con frequenza, dal transito di veicoli a velocità che appaiono elevate rispetto alla presenza di abitazioni, accessi privati e pedoni.
La problematica era già stata segnalata al Comune di Cascina alcuni anni fa, chiedendo l’adozione di misure per ridurre la velocità e migliorare la sicurezza stradale. In quell’occasione era stato risposto che sarebbe stato necessario valutare gli interventi possibili e che l’installazione di dossi non risultava compatibile con le caratteristiche della strada.
Non avendo riscontrato interventi sostanziali, ho deciso di presentare nuovamente una segnalazione formale al Comune. Ho chiesto una verifica delle condizioni di sicurezza, delle velocità effettivamente tenute dai veicoli e degli incidenti verificatisi negli ultimi anni.
Ho inoltre chiesto di valutare l’adozione di misure concrete, come controlli della velocità, il miglioramento dell’illuminazione e della segnaletica, attraversamenti pedonali più sicuri o altri interventi di moderazione del traffico compatibili con la normativa.
La segnalazione nasce dalla preoccupazione dei residenti e dalla necessità di prevenire situazioni di pericolo, soprattutto in una strada attraversata quotidianamente da pedoni e altri utenti vulnerabili.
Ambiente, consegnati gli attestati ai volontari impegnati nel monitoraggio dei nidi di Caretta caretta
Pisa, 26 settembre 2026. Si è svolta ieri nella chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia, la cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione ai volontari impegnati durante l’estate nelle attività di monitoraggio per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta sul litorale pisano. A consegnare gli attestati è stata l’assessore all’ambiente del Comune di Pisa Elena Del Rosso. Nel corso dell’iniziativa Yuri Galletti di Legambiente Pisa ha illustrato i primi dati emersi dall’apertura dei due nidi rinvenuti nell’estate 2026 e presentato la Carta di Partenariato per la protezione del Santuario marino “Pelagos”, di cui il Comune di Pisa è firmatario.
«Abbiamo voluto ospitare questa iniziativa nella chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia, un luogo storico importante che è stato recentemente restituito alla città e che oggi torna a vivere aprendosi anche a momenti di incontro e partecipazione – dichiara l’assessore all’ambiente Elena Del Rosso –. La consegna degli attestati è stata soprattutto un’occasione per ringraziare i volontari che durante l’estate hanno dedicato tempo e impegno al monitoraggio e alla tutela dei nidi di Caretta caretta sul nostro litorale. Un’attività preziosa, che permette di raccogliere informazioni, proteggere le nidificazioni e allo stesso tempo sensibilizzare cittadini e frequentatori delle nostre spiagge sulla tutela dell’ambiente marino. Come Amministrazione continueremo a sostenere e valorizzare questa collaborazione con Legambiente e con tutti coloro che contribuiscono concretamente alla salvaguardia del nostro territorio».
Le attività di monitoraggio sul litorale pisano sono state portate avanti da Legambiente Pisa, con il supporto del Comune di Pisa e nell’ambito del progetto europeo LIFE Turtlenest. Da giugno a metà agosto i volontari hanno effettuato passeggiate all’alba lungo il tratto di costa compreso tra Marina di Pisa e Calambrone alla ricerca delle tracce lasciate dalle tartarughe durante la nidificazione.
Uno dei nidi era stato individuato il 6 luglio nei pressi del Bagno Calypso a Tirrenia. Si trattava della quarta deposizione conosciuta sul litorale pisano, da Marina di Pisa a Calambrone, dopo quelle registrate nel 2017, 2023 e 2025. In prossimità della schiusa era stato organizzato anche un presidio attivo 24 ore su 24.
La schiusa era iniziata il 31 agosto, con la nascita delle prime 23 tartarughe Caretta caretta. Il monitoraggio e la gestione delle schiuse nell’ambito di LIFE Turtlenest hanno coinvolto sul litorale pisano circa 50 volontari. Secondo Legambiente, la presenza sempre più frequente delle nidificazioni a queste latitudini costituisce anche un elemento da osservare in relazione ai cambiamenti in corso nel Mediterraneo e al progressivo riscaldamento delle acque marine.
Scuola, assistenza specialistica. Intervento dell’assessore Riccardo Buscemi
Sul tema dell’assistenza specialistica scolastica interviene l’assessore con delega ai servizi educativi Riccardo Buscemi: “Desidero ribadire, con profonda responsabilità etica e politica, che il Comune di Pisa non ha mai tagliato un euro per l’Assistenza specialistica, anzi le somme stanziate a preventivo nei nostri bilanci sono state sempre integrate con nostre maggiori risorse, non vogliano certo risparmiare quando si tratta di cura e tutela dei nostri figli, a maggior ragione se in condizioni di fragilità. Ricordo, a tal proposito, che la spesa riferita al Comune di Pisa nel 2020 ammontava a circa 600.000 € e che nel 2026 supererà abbondantemente 1.400.000 € con un trend di € 1.700.000 nel 2027. Il fabbisogno orario (e il relativo costo) il Comune di Pisa non li ha mai messi in discussione, perché noi non abbiamo le competenze tecniche per stabilire l’appropriatezza, che viene stabilita dai soggetti tecnici competenti, all’ASL Toscana Nord Ovest il Comune ha delegato la gestione del servizio”.
Diritti in Comune: “Geofor: pesantissime le criticità gestionali emerse in Commissione di Controllo dalla audizione della RSU”
Ecco il comunicato di Diritti in Comune
Non si può tornare indietro rispetto quanto emerso nella seduta della Seconda Commissione di controllo e garanzia che si è svolta venerdì 25 settembre. Su richiesta del nostro gruppo consiliare è stata sentita in audizione la RSU di Geofor che da mesi ha proclamato uno stato di agitazione, denunciando condizioni e turni di lavoro insostenibili.
Le parole dei rappresentanti delle lavoratrici e lavoratori che tutti i giorni rendono possibile la gestione di questo servizio fondamentale per la vita quotidiana di tutta la cittadinanza devono risuonare in tutta la città: turni massacranti, mezzi non puliti, difettosi, casi di scabbia, mezzi che hanno perso le ruote, mancato rispetto dei protocolli sull’alternanza dell’attività lavorativa da svolgere nella raccolta dei rifiuti secondo quanto previsto dai protocolli.
Oltre a ciò si aggiunge, secondo quanto denunciato dalla RSU, il fatto che il servizio è garantito solo con l’utilizzo fuori da ogni proporzione del lavoro straordinario: nel 2023 circa 40 mila ore – mentre altri dati, sebbene richiesti dai sindacati alla azienda non siano ancora stati forniti – oltre a lavoratori part time che sono costretti spesso a rinunciare al giorno libero e ad un ricorso al lavoro interinale mentre in molti in graduatoria aspettano l’assunzione e la stabilizzazione.
La denuncia dei lavoratori e delle lacvoratrici riguarda anche le condizioni di sicurezza, la richiesta del doppio operatore per mezzo e, soprattutto, la verifica dei controlli e dei lavaggi dei mezzi.
Questo aspetto si intreccia alla seconda questione: lo spreco di denaro pubblico. La ditta incaricata del servizio non rispetterebbe quanto previsto nell’appalto non facendo i controlli e i lavaggi necessari.
Oltre a ciò poi è stato denunciato anche il fatto che sarebbe stato effettuato con soldi pubblici l’acquisto di numerosi materiali che sarebbero costati decine di migliaia di euro per poi essere lasciati in totale disuso nei magazzini, il tutto mentre i mezzi di lavoro cadono a pezzi.
Non è la prima volta che mettiamo al centro della nostra azione di controllo il funzionamento di Gefor e le carenze nella garanzie per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Alla luce di quanto emerso in commissione presenteremo ulteriore atti ispettivi per verificare e fare luce nel dettaglio su ognuno dei problemi emersi in Commissione. Inoltre porteremo avanti l’azione di controllo che abbiamo aperto con la commissione di oggi, chiedendo subito sopralluogo anche a Geofor come prosecuzione dei compiti di verifica che abbiamo il dovere di fare su questa azienda pubblica.
Calci: Ufficio Urbanistica e Edilizia Privata a pieno organico, tornano i due giorni di ricevimento
Con il riassetto del Settore 2 e l’assunzione di due nuovi tecnici, l’Ufficio Urbanistica e Edilizia Privata del Comune di Calci torna ad avere due giorni di ricevimento: al consueto venerdì mattina si è aggiunto, con il mese di Settembre, il giovedì pomeriggio, sempre previo appuntamento accordato dall’ufficio.
“Si è aggiunto un giorno per accorciare i tempi di attesa dei ricevimento e per andare incontro alle esigenze di tecnici e cittadini – spiega Valentina Marras, vicesindaca e assessora ad edilizia privata e urbanistica -. Si è optato, temporaneamente, per il giovedì pomeriggio e non per il martedì come era una volta, perché coincide con il ricevimento dei colleghi del Comune di Vicopisano. Restano così tre giorni a settimana, il lunedì, il martedì e il mercoledì, fruibili per il lavoro congiunto e le riunioni finalizzate all’esame delle osservazioni al Piano Operativo intercomunale adottato, che dunque possono procedere con il massimo della speditezza”.
L’Ufficio Urbanistica e Edilizia Privata, dunque, è d’ora in poi aperto al pubblico, su appuntamento sia per il ricevimento tecnico sia per quello amministrativo (ricerche di archivio, accesso agli atti, ecc), il giovedì pomeriggio, dalle ore 15:00 con ultimo appuntamento fissato per le ore 17:00, e il venerdì mattina, dalle ore 9:00 con ultimo appuntamento fissato per le ore 12:00.
“Ringrazio tutto il settore e il responsabile, il geometra Andrea Nelli, per questa disponibilità ad ampliare l’orario di ricevimento – commenta la sindaca, Valentina Ricotta – che consente di avvicinare ancora di più l’amministrazione comunale ai cittadini e migliorare il servizio al pubblico. E, allo stesso tempo, non intralcia le riunioni del percorso, mai interrotto, del Piano Operativo Intercomunale: un lavoro fondamentale e complesso che sta procedendo a ritmo serrato e di cui si attende la conclusione a breve”.
Inclusione a scuola degli alunni stranieri: Il sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli interviene nel dibattito
“A scuola ci sono solo bambine e bambini che hanno diritto alle stesse opportunità educative e di crescita. Non lo dico io, ma la Costituzione italiana, che è, deve rimanere, la bussola che orienta le politiche tutte e in particolare quelle che si rivolgono ai più fragili e piccoli”. Parte da qui, l’intervento del sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli sulla discussione relativa all’introduzione di “tetti” alla presenza di alunni stranieri per ciascuna classe e al decreto legge approvato ieri (giovedì 24) dal Consiglio dei Ministri: “”Grazie anche all’intervento del Presidente Mattarella, il provvedimento, per quanto ancora criticabile, fortunatamente riduce e limita drasticamente le dichiarazioni della presidente del consiglio, tanto roboanti quanto vaghe – dice-. Resta, però, sul tavolo il problema principale, di cui il decreto non si occupa quasi per niente e che riguarda le risorse per l’inclusione di questi studenti: sono fondamentali e non ci sono”.
Il caso di San Giuliano Terme è emblematico: “Dai dati degli iscritti alle scuole del nostro territorio emergono con chiarezza tre cose – continua il primo cittadino-: in primo luogo che, in generale, di tetti ce n’è poco bisogno perché nella stragrande maggioranza di esse siamo abbondantemente al di sotto della soglia del 30%, anche di quella già prevista anche dalla circolare ministeriale del 2010, dato che gli studenti non italiani nell’Istituto comprensivo “Niccolini” si fermano al 6,4% e al “Gereschi” arrivano all’11,8%. E’ vero, però, che ci sono contesti e frazioni in cui, senza gli alunni stranieri, alcune scuole probabilmente dovrebbero chiudere: è il caso, in particolare di quelle dell’infanzia a Pontasserchio e Pugnano nelle quali, invece, si sfiora il 30% (28% nella prima e 28,6% nella seconda). E siccome vogliamo che le scuole restino nelle nostre frazioni e paesi, e che in esse a tutti gli alunni sia riconosciuto un effettivo diritto all’istruzione, è necessario far presente che nelle due scuole dell’infanzia del nostro comune in cui la quota di alunni stranieri si avvicina al 30%, non ci sono né un insegnante di L2 per l’insegnamento della lingua italiana a chi ha un’altra lingua madre, né un mediatore linguistico e socio-culturale, nonostante le ripetute richieste dei dirigenti scolastici. In pratica abbandonate a loro stesse”.
“Siamo fermamente convinti che la scuola pubblica debba essere il luogo in cui le differenze di origine, lingua e cultura siano occasione di conoscenza e convivenza e opportunità di arricchimento, ma per questo – conclude Cecchelli -, prima ancora che tetti o limiti, occorrono investimenti seri sulle politiche d’inclusione e interventi concreti. Non parole e slogan da dare in pasto alla campagna elettorale”.