I profumi della nostra giovinezza non si dimenticano: gli anni ’70 (ma anche ’80) di Giorgio Billeri

Autore: redazione

Data: 10/08/2026

libro di giorgio billeri

Pisa, 10 agosto 2026. Difficile dire quanti profumi diventino parte di una vita.
Tanti, senza dubbio, e alle volte non numerabili.
Nel caso di Giorgio Billeri, un tempo giornalista de Il Tirreno, sono stati settanta, da idea e palpito sul computer diventati un libro.

Ogni racconto ha una fragranza, alle volte leggera, altre volte inebriante, altre ancora travolgente. Travolgente come il libeccio, che pare spirare ogni volta che la pagina viene girata, investendoti con la scrittura leggiadra e ricercata dell’autore.

Il racconto è nostalgico, come lo è il ricordo di chi ormai non è più giovanissimo e che nella memoria di quegli anni ritrova il suo Eldorado dell’anima.

Siamo a Livorno, tra gli anni ’70 e ’80, decenni di un’esistenza a cavallo tra una felice pubertà che si trascina le tradizioni del Natale ricco dei profumi della cucina labronica, dei giochi universali delle figurine e di quel Pizzaballa introvabile, e l’adolescenza delle prime feste, con la speranza di lenti miracolosi e il profumo di alghe, quando si apriva la porta (del bus) a soffietto sul mare. Di erba, quando passavi per la periferia. Di acciaio delle frenate. Lo senti l’effluvio di quel libeccio quando il Ciao sfreccia e diventa sinonimo di libertà, aggredendo a morsi l’estate come una focaccina mentre il jukebox suona la canzone del momento. Diventa impietoso il 21 settembre, quella linea di demarcazione temporale in cui tutto cambia, in cui il freddo prende il sopravvento.


Ci sono profumi condivisi, come quello della melanzana che si mangia nervosamente perché a minuti l’Italia di Bearzot sfida il Brasile stellare dell’82, o quello della cenere di sigarette che trabocca dai portacenere e si mischia in una mistura fatta di adrenalina e sudore perché in TV danno di notte la semifinale Italia-Germania Ovest. Ci sono gli eroi pre-Sinneriani di un tennis che aveva raggiunto, pensavamo, il suo apice, come il nobile Pietrangeli e il tombeur de femmes Adriano Panatta.

Che profumo produce la musica?
Beh, difficile dirlo. Quella proposta da Giorgio ha la freschezza della discodance, la ricercatezza del suono dei Pink Floyd, il ricordo di chi, come Lennon, aveva ancora fragranze da regalare e lasciò per beffardo destino questo mondo.
Molti altri profumi sono raccontati. Hanno il profumo del vinile, della coccoina e del nastro inchiostrato della Lettera 22. E del libeccio, che spira fino all’ultimo racconto, quello di un cielo blu che si è portato via gli Abba, i nostri anni e che, ascoltandoli, ci fa restare giovani.

Chi ha superato gli anta troverà molti punti in comune con la narrazione di Giorgio. Si immergerà in un mondo che forse era più genuino, vissuto in parte anche da quelli della mia generazione. Una lettura forte e nostalgica, proiettata su un immaginario tubo catodico che ci ricorda come eravamo, mentre il libeccio spira ancora.
Buona lettura.
(La prefazione è di Vincenzo Pastore).


’70 Profumi è edito da Il foglio letterario. 216 pagine, 14 euro.

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