Tari a Pisa, Provincia e trasporto pubblico, bancarelle in piazza Manin

Autore: Antonio Scuglia

Data: 06/08/2026

Tari, intervento dell’assessore all’ambiente Elena Del Rosso. «Nel 2026 -1,5% per famiglie e -0,5% per imprese. Allargata platea di chi paga, non tagliato il servizio»

Pisa, 5 agosto 2026. Sulle tariffe Tari applicate dal Comune di Pisa per l’anno 2026 interviene l’assessore all’ambiente del Comune di Pisa, Elena Del Rosso.

«In Toscana dove molti Consigli comunali stanno approvando una raffica di aumenti, Pisa va nella direzione opposta. Le tariffe sui rifiuti per il 2026 calano dell’1,5% in media per le utenze domestiche (con punte del 2,18% a seconda del numero di componenti) e del -0,5% per le attività economiche. Il confronto restituisce la misura del dato. Per le famiglie a Firenze c’è un incremento medio del +4,84%, Prato +8,5%, Pistoia +6,7%, Livorno +4%, Rosignano +4,92%. Carrara resta sotto la soglia del 10%. In quel quadro, Pisa è l’unica voce con il segno meno».

«Il risultato – continua l’assessore Del Rosso – arriva in un anno tutt’altro che favorevole: il costo del servizio è cresciuto del +3,1%, mentre il rinnovo del contratto nazionale di categoria ha fatto salire il costo del lavoro. Nonostante questo, la bolletta a Pisa scende e il servizio non è stato ridotto, anzi. È stato ottimizzato: abbiamo ingegnerizzato i sistemi di pulizia e controllo, informatizzato i processi e reso quasi immediato il recupero degli abbandoni. Ma la leva principale è stata un’altra. La novità è il nuovo sistema di ricerca delle mancate iscrizioni al servizio Tari, messo a punto grazie a un lavoro sinergico tra gli uffici comunali e SePi. Incrociando i dati tra anagrafe, uffici tributi e società di riscossione sono emerse utenze che usufruivano del servizio senza esserne iscritte. Ogni nuova iscrizione ha significato una quota di costo in meno per chi era già in regola».

«Se infatti un cittadino non paga, i rifiuti vanno portati via lo stesso, e quel costo finisce su chi paga regolarmente – prosegue l’assessore –. Allargando la platea, la stessa spesa, anzi una spesa più alta viene divisa tra più contribuenti. È per questo che chi è sempre stato in regola quest’anno si troverà a pagare meno. Invito chi non risultasse ancora iscritto al servizio a regolarizzare la propria posizione spontaneamente, prima che si proceda all’iscrizione d’ufficio».

«Il calo medio dell’1,5% non racconta tutta la storia. A Pisa restano confermate le agevolazioni per le fasce ISEE più basse e per le famiglie numerose, che si aggiungono alla riduzione tariffaria generale».

«Sul fronte dei controlli i numeri parlano da soli: gli ispettori ambientali avevano già raggiunto a fine giugno il totale delle sanzioni elevate nell’intero 2025. Fino allo scorso anno Pisa era il secondo Comune d’Italia per tariffa più alta, subito dopo Catania. Partivamo da lontano e non lo nascondiamo. Un calo dell’1,5% non risolve un problema costruito in anni. Ma per la prima volta la direzione è cambiata, e questo conta».

«Il capitolo successivo riguarda la quantità di rifiuto prodotto. L’Amministrazione ha aperto un tavolo con i grandi enti cittadini, dall’ospedale agli atenei, per ridurre la frazione indifferenziata, la più costosa da smaltire tra trasporto ed ecotassa. Un lavoro appena avviato, i cui effetti sulla tariffa si vedranno nei prossimi esercizi. Resta il nodo strutturale che nessuna Amministrazione comunale può sciogliere da sola: senza impianti di chiusura del ciclo sul territorio, i rifiuti vanno portati altrove e trattati a condizioni fissate da altri. Su quello la partita si gioca a livello regionale. Ma intanto, a Pisa, chi ha sempre pagato la Tari quest’anno pagherà meno. E chi non pagava, inizia a farlo».

Trasporto pubblico locale: la Provincia di Pisa garantisce la continuità dei servizi sui lotti deboli fino al 31 dicembre 2026 investendo 900mila euro di risorse proprie

La Provincia di Pisa ha individuato, a seguito di un approfondito confronto tecnico e istituzionale condotto nelle scorse settimane, la soluzione per assicurare la continuità dei servizi di trasporto pubblico locale relativi ai lotti “deboli” per il periodo compreso tra il 1° settembre e il 31 dicembre 2026.
Nei prossimi giorni l’Ente adotterà un atto di indirizzo e destinazione delle risorse necessarie, pari a circa 900mila euro, a cui seguirà il relativo impegno di spesa, in modo da garantire l’erogazione dei servizi senza soluzione di continuità a partire dal 1° settembre.
Parallelamente, la Provincia ha avviato un’interlocuzione con l’azienda affidataria del servizio Autolinee Toscane per una revisione della progettazione dei servizi, finalizzata a un sempre più efficiente impiego delle risorse pubbliche, nel rispetto degli standard di qualità offerti all’utenza.

“Con questo provvedimento la Provincia conferma il proprio impegno concreto a tutela del diritto alla mobilità dei cittadini che vivono nei territori serviti dai lotti deboli, garantendo la continuità di un servizio essenziale anche in una fase di oggettiva difficoltà nel reperimento delle risorse. Si tratta di una soluzione responsabile, resa possibile dal lavoro degli uffici e dal confronto con l’azienda di trasporto, che ci consente di assicurare il servizio fino alla fine dell’anno, con la messa a disposizione di risorse economiche proprie dell’ente provinciale”, afferma il Presidente Massimiliano Angori. “Resta tuttavia aperta la questione della sostenibilità futura di questi servizi: per questo continueremo a lavorare, nei prossimi mesi, con tutti i livelli istituzionali coinvolti, affinché si trovino soluzioni strutturali che garantiscano la prospettiva del trasporto pubblico locale anche a partire dal 2027.”

” La Provincia di Pisa si conferma ente attento alle necessità e alle esigenze di cittadini e comunità , seppur ente di secondo livello”, aggiunge la Consigliera Provinciale ai Servizi del Trasporto Pubblico in Ambito Provinciale. “Proseguiremo la sinergia istituzionale con tutti i soggetti preposti nella consapevolezza che solo un impegno condiviso potrà garantire la sostenibilità dei servizi di trasporto pubblico locale nei territori più fragili”, conclude Vanni.

Bancarelle in piazza Manin, Una città in comune: “Mossa elettorale della destra ignorando i beni comuni della città”

Una città in comune interviene sulla vicenda della bancarelle in piazza Manin: ecco di seguito il suo comunicato.

Con la delibera approvata dalla destra nell’ultimo Consiglio comunale la Giunta Conti prova ancora una volta a fare entrare dalla finestra quello che – benché sia chiaro a tutti tranne che a questa amministrazione – non può entrare dalla porta: ovvero la presenza di postazioni commerciali in Piazza Manin.

Siamo davanti all’ennesimo colpo di mano, in vista delle prossime elezioni amministrative, per cercare di recuperare su un terreno su cui la destra ha sempre preso in giro gli operatori del Duomo.

Ci vuole sempre chiarezza quando si fanno delle scelte su aree così importanti e delicate. Noi da anni con trasparenza e coerenza, ma dichiarandolo sempre pubblicamente e dicendolo chiaramente agli operatori, abbiamo ritenuto che non solo le richieste di rientrare in piazza del Duomo non fossero accettabili, ma nemmeno quella di occupare una zona di rispetto come piazza Manin.

Invece la destra per pura campagna elettorale ha alimentato speranze prive di qualsiasi fondamento: dal ritorno nella piazza, fino alla barzelletta delle strutture movibili con ruote per stare temporaneamente in Piazza dei Miracoli

Errori ce ne sono stati e numerosi fin da quando nel 2013, in occasione del restauro del Museo delle Sinopie, le bancarelle sono state spostate in Piazza Manin: una soluzione presentata come transitoria e durata invece anni compromettendo a lungo un punto di vista privilegiato su Cattedrale e Torre. Quando finalmente si poteva immaginare di avere una piazza Manin libera, ecco che invece si decide di collocarvi un container-bar con tavolini e dodici bancarelle insieme con la preesistente edicola.

Noi in quegli anni indicammo chiaramente che la soluzione di utilizzare per le bancarelle l’area UMI1 nell’ex-complesso Santa Chiara, cogliendo l’occasione del recupero dello stesso complesso, era la strada da percorrere. Ma non fummo ascoltati.

In piazza Manin i chioschi non devono stare con buon pace dell’assessore Pesciatini e di Confcommercio e di tutte le promesse fatte dalla destra e di cui la città non può pagare il prezzo solo perché tutti i tentativi maldestri della Giunta Conti sono naufragati. Siamo in un sito Unesco, che ha un proprio piano di gestione, il quale richiede equilibrio tra conservazione, sostenibilità e sviluppo, e che non può contemplare simili attività commerciali nemmeno nell’area di rispetto.

Bancarelle in Piazza Manin, Confcommercio: “Si è passato il limite, i parlamentari smettano di fare propaganda sulla pelle degli operatori”

Pisa Piazza Manin come si presentava prima del progetto di riqualificazione

Sulla vicenda delle bancarelle in piazza Manin interviene anche Confcommercio, con il seguente comunicato (nella foto, la piazza prima del nuovo progetto).

“Ci vuole davvero un bel coraggio a tirare in ballo i fondi del Pnrr e scomodare addirittura un’interrogazione parlamentare sulle nuove bancarelle di Piazza Manin: se qualche politico pensa di rastrellare un manipolo di voti speculando sulla pelle di chi lavora, sappia che troverà un muro duro e un’opposizione totale a questo stucchevole teatrino”.

Il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli affonda il colpo con parole affilate e giudica gravissimo e vergognoso “questo nuovo attacco frontale al progetto delle bancarelle. Siamo chiaramente di fronte all’ennesimo tentativo di trasformare una vicenda che riguarda il lavoro e il decoro urbano in una polemica politica. Chiunque sia mai passato da Piazza Manin sa benissimo che il nuovo allestimento è un netto salto di qualità rispetto alla giungla e al disordine inverecondo degli anni passati. Negarlo non è un’opinione: è pura malafede o cieca ignoranza dell’evidenza.”

“Non abbiamo bisogno di parlamentari che all’occasione si ergono a paladini del decoro dall’alto del loro stipendio puntualmente garantito. Le battaglie politiche sono legittime, ma c’è un limite che non deve essere superato ed è quello del rispetto di decine di lavoratori. È inaccettabile che si cerchi visibilità politica mettendo nel mirino persone che ogni mattina aprono la propria attività, pagano le tasse e rispettano le regole”.

“Chi siede comodamente su uno scranno a Montecitorio o a Palazzo Madama dovrebbe fare un bagno di realtà prima di mettere a rischio il futuro di chi il proprio reddito deve sudarselo sul campo, giorno dopo giorno. Se la loro idea di consenso è fare la guerra a chi fa impresa e produce ricchezza, hanno clamorosamente sbagliato mira. Questo modo di fare non fa grande la politica: la rende sideralmente lontana dai problemi reali della gente – prosegue Pieragnoli – “Forse chi oggi propone un’interrogazione parlamentare preferisce il ritorno di quell’indegna tendopoli che per anni ha veramente deturpato l’accesso a una delle piazze più belle del mondo. Invece si preferisce scagliarsi contro un progetto che coniuga finalmente decoro urbano e tutela degli operatori, in nome di quella politica che in occasioni come questa mostra il suo lato peggiore”.

“Respingiamo con forza questo modo di fare ribadiamo il nostro sostegno agli operatori di Piazza Manin, che dopo anni di incertezza non meritano certo di essere utilizzati come strumenti di propaganda. Le imprese e i lavoratori non possono diventare il bersaglio di iniziative che rischiano soltanto di creare danni a chi contribuisce ogni giorno all’economia della città e cerca semplicemente di portare a casa uno stipendio”.