
Pisa, 24 agosto 2026. La delusione per avere steccato la prima è stata grande, inutile negarlo. Ma il Pisa da oggi guarda alle prossime partite: domenica alle 21 i nerazzurri ospiteranno il Catanzaro per il primo big match della stagione. Difficilmente ci sarà Moreo, qualche chance di più c’è per Angori, ma non c’è apprensione né per Caracciolo (sostituito per scelta tecnica) né per Zanon (uscito per crampi dopo mille sprint). E soprattutto, Petagna, Confente e Correia potranno essere schierati dopo aver conosciuto i compagni e averci lavorato insieme per una decina di giorni, mentre ieri hanno giocato – i primi due addirittura da titolari – con soli uno-due allenamenti alle spalle, e quindi senza una passabile intesa col resto della squadra.
Un concetto va chiarito, giusto a scanso di equivoci: che piaccia o meno la propensione alla costruzione dal basso o addirittura i dogma come unico gioco praticabile, un conto è giudicare la singola partita, un conto è mettere in dubbio il valore della rosa e dell’allenatore. Rimetto qui per iscritto quanto detto e pensato (con sempre maggior convinzione) sin dall’inizio della campagna acquisti: Paolo Bianco è uno dei migliori allenatori della cadetteria e tutti i nuovi arrivi sono delle prime, anzi primissime scelte. Ci avrei messo volentieri la faccia per ribadirlo, già ieri sera: stavolta niente video, ma solo perché… la centralina telefonica del mio quartiere è ko da sabato e l’hotspot col telefonino è un po’ ballerino.
Sto leggendo, con simpatia e disincanto, i commenti di addetti ai lavori, giornalisti e tifosi, nella stragrande maggioranza equilibrati nel giudizio (che non deve essere per forza uguale al mio: basta, a questo proposito, che sia espresso col cervello in modalità “ON”), e mi fanno sorridere i due estremi, che non mancano mai.
Uno è quello di strapparsi i capelli e lanciare strali contro i singoli e/o il mister, diventati improvvisamente dei dopolavoristi prestati al calcio: il gioco del Pisa quest’anno, visto l’obiettivo, richiede applicazione, lavoro e pazienza prima di dare i suoi frutti, perché certi meccanismi sono molto più complessi da oliare rispetto ad altri. E finché la forma fisica e l’ordine tattico non saranno vicini al massimo, bisogna tenere semplicemente i nervi saldi, nelle giornate buone e in quelle cattive. Per raccogliere i frutti delle terra, o si ruba (ma è reato) o si semina e poi si cura con costanza e amore la piantina che cresce.
L’altro è il tono offeso di chi teme che ogni critica possa mandare in depressione fior di professionisti e spiega la partita col Padova con numeri, logaritmi e sofismi come se il Pisa avesse vinto. Il Pisa domenica non ha vinto: ha perso. Ho letto da qualche parte che “ci è mancato solo il gol”. Il punto è che a noi è mancato ma al Padova no. Se nel basket non fai canestro, perdi. Se nella boxe non colpisci l’avversario, perdi. Se nelle corse al galoppo il tuo cavallo va più piano degli altri, perdi. Non siamo stati battuti perché il portiere del Padova era Goldrake o perché l’arbitro partecipava attivamente alle azioni dei veneti: siamo stati battuti perché gli avversari (bella squadra oltretutto) sono stati cinici e concreti e noi no. Succede al Real Madrid, succede all’Inter/Milan/Juve/Napoli, può succedere anche al Pisa. Ma dire “bene, bravi, bis” sempre e comunque non aiuta a crescere.
(grafica Meta AI: fonte dati verificati da Wikipedia Serie B 2026-2027e calendario ufficiale con Vicenza-Catanzaro 3-2 come opening day)