Vendita del Santa Chiara e polemiche per la mala movida sul litorale

Autore: redazione

Data: 31/08/2026

“Vendita ex-Santa Chiara: nessuna trasparenza sul tassello strategico per la “Pisa depredata.” Dalla Regione al Comune si lavora per una maxi-speculazione privata”.

La coalizione Diritti in Comune interviene sulla vendita del Santa Chiara: ecco il suo comunicato

Che cosa sta accadendo sulla vendita dell’ex-Santa Chiara? Da qualche giorno si rincorrono voci sulla possibilità che entro l’autunno si possa procedere alla vendita dell’area a seguito della presentazione di una manifestazione di interesse da parte di un gruppo del Nord.

Com’è possibile che su una questione così dirimente per il futuro della città e su un’area che ha una valenza nazionale ed internazionale non si abbiano informazioni certe e trasparenti? Semplice: perché le scelte che ha fatto la Regione Toscana, supportate dal Comune di Pisa su tutta l’area dell’ex-Santa Chiara, sono opache ed esprimono di fatto la rinuncia ad amministrare il territorio. È stato scelto di mettere tutto in mano ai grandi capitali privati, senza garantire alcun controllo e senza imporre alcuna visione pubblica di una porzione così importante del centro storico pisano. In questo modo, ancora una volta, in maniera bipartisan si sta apparecchiando la tavola per una delle peggiori operazioni speculative su un bene pubblico dal valore culturale, sociale ed ambientale unico per Pisa.

Ad ora l’unica cosa certa è che la procedura “Regenerate Santa Chiara”, finalizzata alla vendita e valorizzazione dell’ex ospedale Santa Chiara, era da mesi in una fase di stallo totale. Alla scadenza del marzo 2025, le tre offerte presentate erano state scartate poiché ritenute molto inferiori alla base d’asta di 120 milioni di euro. Insomma, un’operazione che fa acqua da tutte le parti, con responsabilità pesantissime tanto del presidente Giani quanto del sindaco Conti. Ricordiamo infatti che, per far andare avanti il cantiere del nuovo ospedale di Cisanello, si è costruita una surreale operazione finanziario-immobiliare: l’Inail sborserà circa 200 milioni di euro per l’acquisto e la successiva locazione all’AOUP degli edifici 10 e 30.

Chi sarebbe ora l’investitore che vuole acquisire l’area? A quale prezzo? Con quale progetto?

Tutto questo avviene in un momento fondamentale: ovvero mentre la discussione sul Piano Operativo Comunale — nel corso della quale la destra ha rilanciato ancora una volta l’idea fallimentare di realizzare un palacongressi — è ancora totalmente aperta. Sicuramente una reale discussione pubblica e partecipata relativa al futuro dell’area potrebbe portare a scelte più moderne rispetto all’idea di una megastruttura non integrata nel contesto urbano, che comporterà solo un carico urbanistico eccessivo e la definitiva espulsione degli abitanti del quartiere Santa Maria.

Le decisioni che verranno assunte cambieranno i destini di Pisa e diventeranno un modello; proprio per questo non si può lasciare alcuna cambiale in bianco a nessuno, come invece si sta provando a fare a tutela solo degli interessi privati, ma in piena sintonia con gli enti pubblici di tutti i livelli territoriali, a partire dalla Regione Toscana fino al Comune di Pisa. La mancanza di qualsiasi informazione è l’emblema della non trasparenza della procedura, così come manca qualsiasi tipo di pianificazione sulla mobilità e sull’uso delle risorse.

La strategia è tanto spudorata quanto cristallina: si appalta ai privati e ai loro interessi la definizione delle destinazioni affinché possano ricavarne profitti, mentre il pubblico abdica completamente al suo ruolo e alle sue prerogative, assecondando tutti gli appetiti della finanza immobiliare, senza alcuna discussione pubblica né l’elaborazione di strategie ed indirizzi pubblici.

Siamo al ribaltamento del rapporto tra pubblico e privato, tra istanze generali e speculazione immobiliare. L’unica cosa di cui si parla sono i potenziali, quanto infondati, impatti economici positivi, non si sa bene per chi; mentre, dati alla mano, appaiono chiari i danni di questo modello di sviluppo e di urbanistica. Manca qualsiasi idea di un modello di città pubblica, tanto da parte della destra a livello comunale quanto del centrosinistra a livello regionale.

Serve invece – come ribadiamo da anni – una strategia pubblica su cosa debba diventare il Santa Chiara e quale debba essere il suo ruolo nel tessuto urbano cittadino. Una strategia che deve essere definita dal Comune attraverso un preventivo ed irrinunciabile percorso di partecipazione che coinvolga la cittadinanza, l’Università, l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio e le altre forze politiche, sociali, economiche e culturali della città, fissando i requisiti irrinunciabili, le condizioni e le destinazioni per rispondere ai bisogni sociali e pubblici sempre più forti, sottraendosi agli interessi speculativi che seguono solo logiche di mercato.

Ultimamente sta emergendo con forza la necessità di ripensare lo spazio urbano per ridurre l’impatto ambientale e il consumo di suolo. Uno degli obiettivi di un piano di recupero per questa area deve quindi essere quello di creare spazi verdi e percorsi pubblici al posto degli edifici minori non vincolati: una strategia indispensabile per contrastare il cambiamento climatico, esattamente ciò che, finora inascoltati, abbiamo proposto per la caserma Artale.

È indispensabile che il Consiglio comunale approvi un atto di indirizzo, costruito sulla partecipazione, che fissi i requisiti irrinunciabili per rispondere ai bisogni sociali e pubblici sempre più forti, e non agli interessi privati e speculativi secondo logiche di mercato.

Per questo pensiamo sia necessario ed urgente un Consiglio comunale aperto, straordinario e urgente sull’argomento. Non si può aspettare ancora: è in gioco il futuro della nostra città. Ribadiamo che per noi Pisa è di chi la vive, non di chi la compra.

Movida Litorale, Confcommercio: “Rispetto delle responsabilità, non penalizziamo un intero territorio”

“Sicurezza, rispetto della quiete pubblica, decoro e corretti comportamenti rappresentano una responsabilità condivisa, ma allo stesso tempo riteniamo importante evitare che singoli episodi finiscano per determinare un giudizio indistinto sull’intero comparto dell’intrattenimento e sulle tante imprese che ogni giorno lavorano nel rispetto delle regole, investono in sicurezza e contribuiscono all’attrattività turistica di Tirrenia e di tutto il litorale”.

Così il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli commenta i provvedimenti adottati a Tirrenia e sul litorale pisano: “Il rispetto delle regole è un principio sacrosanto che deve valere indistintamente per tutti: attività, gestori dei locali, clienti e per chiunque frequenti il litorale. Serve sicuramente un confronto costante con istituzioni e autorità competenti, ma non è accettabile che comportamenti incivili, schiamazzi, abbandono di bottiglie o altri episodi che si verificano negli spazi pubblici vengano automaticamente ricondotti alla responsabilità dei singoli operatori”.

“Non dobbiamo inoltre dimenticare – evidenzia il direttore – il ruolo che le imprese svolgono nel mantenere vivo il litorale. Gli imprenditori investono, creano occupazione, garantiscono servizi e contribuiscono a costruire quell’offerta turistica che rende il litorale pisano una destinazione. È un aspetto ancora più importante se consideriamo la forte stagionalità del nostro litorale, che vive economicamente e turisticamente per poco più di due mesi e mezzo all’anno”.

“Non dimentichiamo poi che il litorale pisano sviluppa il 33% del prodotto interno lordo dell’intera provincia e deve poter essere contemporaneamente un luogo sicuro per chi vive sul territorio, una destinazione turistica attrattiva e un ambiente nel quale le imprese possano lavorare”.